Roberto Zambiasi

 

I COMMENTI LATINI AL DE SENSU ET SENSATO DI ARISTOTELE (XIII-XV SEC.): STATUS QUAESTIONIS E PROSPETTIVE PER UN INVENTARIΟ

 

Abstract

The article proposes to analyse the available inventories and catalogues of textual witnesses of medieval Latin commentaries (13th-15th century) on Aristotle’s De sensu et sensato, considering both inventories and catalogues specifically focused on textual witnesses of De sensu commentaries, and inventories and catalogues of textual witnesses of Aristotelian commentaries by geographical area. Through the analysis of these works, the article shows the need for a new, truly comprehensive inventory, also in light of the possibility of mistakes and omissions in these inventories and catalogues. In this respect, a case study is conducted in the Appendix about the textual witness of a De sensu question-commentary (ms. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Fondo Rossi 415 (36.F.6), ff. 103r-132v) which has been either overlooked by inventories and catalogues, or wrongly considered a textual witness either of John Buridan’s Quaestiones on the De sensu, or, even worse, of Buridan’s Expositio of the De sensu. Thanks to a close study of some representative quaestiones of the commentary, the article shows both the similarities and the differences with Buridan’s Quaestiones on the De sensu, together with the close connection between the commentary and the “Buridanian” intellectual milieu.

 

Keywords

De sensu et sensato, Aristotle, inventory, catalogue, John Buridan

 

Author

Roberto Zambiasi

FINO Northwestern Italian Philosophy Consortium

Università degli Studi di Torino, Turin, Italy

roberto.zambiasi@unito.it

1. Un sondaggio degli inventari e dei cataloghi dei testimoni di commenti latini medievali (XIII-XV secolo) al De sensu et sensato di Aristotele

 

La catalogazione dei testimoni di commenti latini medievali (XIII-XV secolo) alle opere di filosofia naturale di Aristotele procede da ormai molti decenni, sebbene non sempre in modo omogeneo. Tra i trattati i cui commenti sono stati tendenzialmente trascurati, anche negli studi più recenti, figurano certamente i cosiddetti Parva naturalia e, in particolare, il primo di tali trattati, il De sensu et sensato. Oltre, infatti, alla lista di testimoni di commenti che può essere ricostruita a partire dal catalogo di Charles Lohr,[1] nonché (parzialmente) dal repertorio di testimoni delle opere dei maestri variamente legati alla Facoltà delle Arti parigina a cura di Olga Weijers,[2] solo due opere di catalogazione specificamente dedicate ai testimoni di commenti latini al De sensu et sensato possono essere individuate: un inventario a cura di Jozef de Raedemaeker,[3] realizzato negli anni Sessanta sulla base, tra l’altro, dell’archivio di microfilm presenti presso il De Wulf-Mansion Centre della Katholieke Universiteit Leuven, e un catalogo, pubblicato nel 2015, che include i testimoni di commenti per modum quaestionis al De sensu databili all’incirca tra il 1260 e il 1320.[4]

Nessuna di queste quattro opere può essere considerata esaustiva ai fini della ricostruzione di un completo inventario (e dunque, a fortiori, di un catalogo) dei testimoni di commenti latini medievali al De sensu (XIII-XV secolo), e ciò per diversi motivi.

1. Nel caso del catalogo di Charles Lohr, come anche di quello di Olga Weijers, la scelta di includere esclusivamente testimoni di commenti attribuiti (in modo più o meno probabile) a maestri noti, escludendo così i testimoni di commenti anonimi, pregiudica la completezza del lavoro, nella misura in cui un numero forse maggioritario dei commenti preservati (almeno per quanto riguarda il De sensu) è in forma anonima.

2. L’inventario di de Raedemaeker rappresenta, e l’autore lo indica già dal titolo, solo un primo ‘abbozzo’, e come tale non ha nessuna pretesa di completezza. Tuttavia, mentre dal punto di vista contenutistico l’inventario presenta alcune imprecisioni,[5] esso conserva una sua validità metodologica, nella misura in cui si propone di fornire una lista che comprenda sia i testimoni di commenti attribuiti che quelli di commenti anonimi. L’inventario, inoltre, presenta l’interessante caratteristica di includere anche i testimoni di glosse interlineari e marginali al testo del De sensu. Queste caratteristiche contribuiscono a rendere l’inventario un utile punto di riferimento.

3. Il catalogo, infine, a cura di Sten Ebbesen, Christina Thomsen Thörnqvist e Veronique Décaix pubblicato nel 2015 rappresenta sicuramente un utilissimo strumento di lavoro, ma, per scelta degli autori, esso si limita a includere i testimoni di commenti al De sensu per modum quaestionis databili all’incirca tra il 1260 e il 1320, escludendo così sia i testimoni di expositiones che di glosse (marginali e interlineari), nonché lasciando quasi del tutto da parte i testimoni di commenti databili al XIV secolo (oltre ovviamente a quelli di commenti databili al XV secolo), la cui maggioranza si concentra dopo il 1320. Al contrario, inevitabilmente, il catalogo risulta essere più completo per quanto riguarda il XIII secolo, dato che i primi commenti al De sensu, come quelli di Adamo di Buckfield, sono da datare intorno al 1250. Il catalogo mantiene, è importante sottolinearlo, l’impostazione condivisa anche dall’inventario di de Raedemaeker, includendo sia i testimoni di commenti attribuiti che quelli di commenti anonimi, includendo testimoni per nove commenti del tutto inediti (non disponibili né in edizione critica né in edizione a stampa). Un aspetto estremamente importante del catalogo, in linea con altri cataloghi recenti di commenti a opere di filosofia naturale aristoteliche o pseudo-aristoteliche,[6] è il fatto di includere, per tutti i commenti trattati, un elenco delle quaestiones in essi discusse.

 

 

2. I criteri e le risorse per un nuovo inventario

 

Un inventario comprensivo dei testimoni di commenti latini al De sensu (XIII-XV secolo) è in preparazione nell’ambito della mia tesi dottorale. Tale inventario si suddividerà in quattro sezioni (testimoni di commenti attribuiti, testimoni di commenti anonimi, testimoni di glosse attribuite, testimoni di glosse anonime) e, per quanto riguarda i testimoni di commenti, includerà sia testimoni di expositiones che testimoni di commenti per modum quaestionis. Il criterio più adeguato, allo stato attuale della ricerca, per realizzare un tale inventario è quello di integrare i risultati dello spoglio delle quattro opere di Lohr, Weijers, de Raedemaeker ed Ebbesen con i repertori, su base geografica, di testimoni di commenti aristotelici che sono stati editi negli ultimi decenni (a seguito dell’invito a tale ricerca da parte della Siepm[7]) per un numero cospicuo di paesi a cura delle rispettive istituzioni accademiche nazionali, e, nei limiti del possibile, aggiungere a tale consultazione anche quella dei cataloghi delle singole biblioteche che preservano fondi di manoscritti latini del XIII-XV secolo (utilizzando, a questo scopo, anche i relativi strumenti di ricerca digitali, come – a mero titolo di esempio – https://manus.iccu.sbn.it per le biblioteche italiane, https://manuscripta.at per quelle austriache, https://bvmm.irht.cnrs.fr e http://www.calames.abes.fr/pub/ per quelle francesi). Si tratta, come è evidente, di un’impresa estremamente ardua, e in ciò che segue non si vuole nemmeno tentare di presentare una versione provvisoria globale dei risultati finora conseguiti in merito. Ciò che mi propongo di fare, piuttosto, è di fornire un aggiornamento bibliografico relativamente ai principali repertori geografici (includendo a questo scopo opere tra loro anche molto eterogenee, da semplici inventari a cataloghi dal carattere analitico) di testimoni di commenti latini ad Aristotele del XIII-XV secolo oggi disponibili per i singoli paesi.[8]

 

 

 

Austria

Due repertori relativi a questo paese, uno specificamente viennese, l’altro relativo invece a un notevole numero di biblioteche site al di fuori della capitale sono stati ad oggi realizzati, entrambi a cura di Myeczislaw Markowski:[9]

- Markowski, M. (1985) Repertorium commentariorum Medii Aevi in Aristotelem Latinorum quae in bibliothecis Wiennae asservantur. Wrocław: Zaklad Narodowy Imienia Ossolińskich (Wydawnictwo Polskiej Akademii Nauk).[10]

- Markowski, M. (2008) Repertorium commentariorum Medii Aevi in Aristotelem Latinorum qui in bibliothecis austriacis: Admont, Furt bei Göttweig, Graz, Heiligenkreuz, Klagenfurt, Klosterneuburg, Kremsmünster, Linz, Melk, Salzburg, Sankt Florian, Vorau, Zwettl asservantur. Kraków: Polska Akademia Umiejętności.

Belgio

L’unico repertorio disponibile di testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele conservati nelle biblioteche belghe è il seguente:

- Pattin, A. (1978) Repertorium Commentariorum Medii Aevi in Aristotelem Latinorum quae in Bibliothecis Belgicis asservantur. Leuven-Leiden: Leuven University Press-Brill.[11]

Francia

Un sondaggio dei manoscritti relativi alle biblioteche parigine è stato realizzato da Seńko. Un repertorio geograficamente più ampio per la Francia, in due parti, è stato invece realizzato da Charles Lohr, il quale riconobbe precocemente la necessità di completare il proprio repertorio di testimoni di commenti attribuiti con un notevole numero di sondaggi su base geografica, tutti, peraltro, integrati nella più recente versione del suo celebre catalogo:

- Seńko, W. (1982) Repertorium commentariorum Medii Aevi in Aristotelem Latinorum quae in bibliothecis publicis Parisiis asservantur (Bibliothèque nationale, Arsenal, Mazarine, Sorbonne, Ste. Geneviève) (Opera philosophorum Medii Aevi; Textus et studia tomus 5, fasc. 1-2), 2 voll. Warszawa: Akademia Teologii Katolickiej.

- Lohr, C. H. (1982) ‘Aristotelica Gallica: Bibliothecae A-L’, Theologie und Philosophie, 57 (2), pp. 225-259.[12]

- Lohr, C. H. (1988) ‘Aristotelica Gallica: Bibliothecae M-Z’, Theologie und Philosophie, 63 (1), pp. 79-121.[13]

Germania

Quattro repertori sono ad oggi disponibili per le biblioteche tedesche: un repertorio relativo alla collezione Amploniana di Erfurt a cura di Markowski, uno relativo alle biblioteche berlinesi a cura di Charles Lohr, e altri due, realizzati in anni recenti, sempre a cura di Markowski, uno relativo alle biblioteche della Sassonia Inferiore (Niedersachsen) e l’altro relativo alla Universitätsbibliothek di Lipsia:

- Markowski, M. (1987) Repertorium commentariorum Medii Aevi in Aristotelem Latinorum quae in Bibliotheca Amploniana Erffordiae asservantur. Wrocław: Zaklad Narodowy Imienia Ossolińskich (Wydawnictwo Polskiej Akademii Nauk).

- Lohr, C. H. (1999) ‘Aristotelica Berolinensia’, Traditio, 54, pp. 353-423.

- Markowski, M. (2007) Repertorium commentariorum Medii Aevi in Aristotelem Latinorum qui in bibliothecis Saxoniae Inferioris asservantur. Kraków: Polska Akademia Umiejętności.

- Markowski, M. (2012) Repertorium commentariorum Medii Aevi in Aristotelem Latinorum qui in Bibliotheca Universitatis Lipsiensis asservantur. Kraków: Polska Akademia Umiejętności.

Italia

Due repertori relativi ai testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele conservati a Pistoia vennero realizzati negli anni Settanta da Stefano Zamponi. All’inizio degli anni Ottanta, tuttavia, l’Unione Accademica Nazionale ha inaugurato, per dare seguito all’invito formulato dalla Siepm, un vasto progetto collettivo, il quale prevedeva inizialmente la pubblicazione di un volume ogni anno, che cercasse di dare spazio non solo alle biblioteche più note, ma anche a quelle minori, nella consapevolezza delle dimensioni e del livello di dispersione del patrimonio manoscritto italiano. Il progetto ha finora portato alla pubblicazione di dieci volumi, a cui se ne aggiunge uno di indici relativo ai dieci precedenti volumi:

- Zamponi, S. (1977) ‘Commenti ad Aristotele nella Biblioteca Forteguerriana di Pistoia (Commentaria Medii Aevi in Aristotelem latina. Italica)’, Atti e memorie dell’Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”, XLII (n.s. XXVIII), pp. 1-94.

- Zamponi, S. (1978) ‘Commenti ad Aristotele nell’Archivio Capitolare di Pistoia (Commentaria Medii Aevi in Aristotelem Latina. Italica)’, Atti e memorie dell’Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”, XLIII (n.s. XXIX), pp. 77-108.

- De Robertis, T., Frioli, D., Pagnoni Sturlese, M.R., Pinelli, L., Staraz, E. e Sturlese, L. (1980) Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane. Vol. 1: Firenze, Pisa, Poppi, Rimini, Trieste (Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia 1). Firenze: Leo S. Olschki.

- Frioli, D., Garfagnini, G.C., Pinelli, L., Pomaro, G. e Rossi, P. (1981) Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane. Vol. 2: Busto Arsizio, Firenze, Parma, Savignano sul Rubicone, Volterra (Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia 2). Firenze: Leo S. Olschki.

- Garfagnini, G.C., Pagnoni Sturlese, M.R., Pomaro, G. e Zamponi, S. (1982) Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane. Vol. 3: Firenze, Pisa, Pistoia (Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia 3). Firenze: Leo S. Olschki.

- Avarucci, G., Frioli, D., Garfagnini, G.C., Pomaro, G., Rossi, P. e Velli, A. (1982) Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane. Vol. 4: Cesena, Fabriano, Firenze, Grottaferrata, Parma (Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia 4). Firenze: Leo S. Olschki.

- Casarsa, L., Ciccarelli, D., Di Mattia, E., Dotti, G., Frioli, D., Garfagnini, G.C., Gianferrara, M., Majeron, O., Nanni, R., Pagnoni Sturlese, M.R. e Sturlese, L. (1985) Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane. Vol. 5: Cesena, Cremona, Lucca, S. Daniele del Friuli, Teramo, Terni, Trapani, Udine (Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia 5). Firenze: Leo S. Olschki.

- Cao, G.M., Cortesi, M., Curandai, M., Di Mattia, E., Italiani, G., Lupi, F.W., Rossi, P., Velli, A.M. e Zamponi, S. (1992) Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane. Vol. 6: Atri, Bergamo, Cosenza, Milano, Perugia, Pistoia, Roma, Siena (Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia 7). Firenze: Leo S. Olschki.

- Cao, G.M., Casagrande, C., Casagrande Mazzoli, M.A., Ciccarelli, D., Gavinelli, S. e Vecchio, S. (1993) Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane. Vol. 7: Novara, Palermo, Pavia (Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia 8). Firenze: Leo S. Olschki.

- Cao, G.M., Catallo, T., Curandai, M., Di Mattia, E., Fornaciari, P.E., Peruzzi, E. e Santi, F. (1996) Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane. Vol. 8: Firenze, L’Aquila, Livorno, Prato, Siena, Verona (Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia 9). Firenze: Leo S. Olschki.

- Pomaro, G. (1999) Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane. Vol. 9: Firenze. Fondo Ss. Annunziata depositato presso la Biblioteca Medicea-Laurenziana e la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia 11). Firenze: Sismel-Edizioni del Galluzzo.

- Cao, G.M., Casagrande, C., Casagrande Mazzoli, M.A., Ciccarelli, D., Curandai, M., Gavinelli, S., Lucertini, P.P., Stoppacci, P. e Vecchio, S. (2000) Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane. Vol. 10: Arezzo, Borgomanero, Novara, Palermo, Pavia, Sansepolcro, Siena, Stresa (Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia 12). Firenze: Sismel-Edizioni del Galluzzo.

- Cao, G.M. (2003) Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane. Vol. 11: indice dei volumi 1-10 (Corpus Philosophorum Medii Aevi. Subsidia 14). Firenze: Sismel-Edizioni del Galluzzo.

Paesi Bassi

Un primo sondaggio dei testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele nelle biblioteche dei Paesi Bassi è stato condotto da Lambert de Rijk e Olga Weijers:

- De Rijk, L.M. e Weijers, O. (1981) Repertorium commentariorum medii aevi in Aristotelem latinorum quae in bibliothecis publicis Neerlandicis asservantur. Amsterdam/New York, NY: North-Holland Publishing Company.[14]

Polonia

Gli unici due repertori finora prodotti per questo paese sono quello relativo alla Biblioteka Jagellońska di Cracovia, a cura di Markowski e Wlodek, e quello relativo alla città di Poznań, a cura del solo Markowski:

- Markowski, M. e Wlodek, S. (1974) Repertorium commentariorum Medii Aevi in Aristotelem Latinorum quae in Bibliotheca Iagellonica Cracoviae asservantur. Wrocław: Zaklad Narodowy Imienia Ossolińskich (Wydawnictwo Polskiej Akademii Nauk).

- Markowski, M. (2004) ‘Aristotelica Poznaniensia’, Acta Mediaevalia, XVII, pp. 281-293.

Regno Unito

Quattro sono i repertori finora realizzati per la Gran Bretagna, uno a cura di Charles Lohr, due a cura di Rodney Thomson (per le, rispettivamente, biblioteche di Oxford e Cambridge), e uno a cura di Pamela Robinson (per le biblioteche di Aberdeen e York):

- Lohr, C.H. (1978) ‘Aristotelica Britannica’, Theologie und Philosophie, 53 (1), pp. 79-101.[15]

- Thomson, R.M. (2011) Catalogue of Medieval Manuscripts of Latin Commentaries on Aristotle in British Libraries. Vol. I: Oxford. Turnhout: Brepols.

- Id. (2013) Catalogue of Medieval Manuscripts of Latin Commentaries on Aristotle in British Libraries. Vol. II: Cambridge. Turnhout: Brepols.

- Robinson, P. (2020) Catalogue of Medieval Manuscripts of Latin Commentaries on Aristotle in British Libraries. Vol. III: Aberdeen and York. Turnhout: Brepols.

Repubblica Ceca

Un primo sondaggio relativo ai testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele nella Repubblica Ceca è stato condotto relativamente alla Národní Knihovna (precedentemente Státní Knihovna) di Praga, da Jerzy B. Korolec.[16] Ad esso vanno aggiunti due piccoli cataloghi ad opera di Markowski, uno relativo alla Biblioteca del Museo Nazionale di Praga (Knihovna Národního Muzea) e l’altro relativo alla Biblioteca del Capitolo Metropolitano di Praga (Knihovna Metropolitní Kapituly):

- Korolec, J.B. (1977) Repertorium commentariorum Medii Aevi in Aristotelem Latinorum quae in Bibliotheca olim Universitatis Pragensis nunc Státní Knihovna ČSR vocata asservantur. Wrocław: Zaklad Narodowy Imienia Ossolińskich (Wydawnictwo Polskiej Akademii Nauk).

- Markowski, M. (1995) ‘Komentarze do dzieł Arystotelesa w średniowiecznych rękopisach Biblioteki Muzeum Narodowego w Pradze (Die Aristoteles-Kommentare in den mittelalterlichen Handschriften der Bibliothek des Nationalmuseums in Prag)’, Acta mediaevalia, VIII, pp. 219-225.

- Id. (1995) ‘Arystotelika w średniowiecznych rękopisach Biblioteki Kapituły Metropolitalnej w Pradze (Die Aristotelica in mittelalterlichen Handschriften der Bibliothek des Metropolitankapitels zu Prag)’, Acta mediaevalia, VIII, pp. 227-270.

Spagna

Due repertori relativi alle biblioteche spagnole sono ad oggi disponibili, entrambi a cura di Charles Lohr, uno per le biblioteche di Siviglia, e un altro per le biblioteche di Madrid:[17]

- Lohr, C.H. (1975) ‘Aristotelica Hispalensia’, Theologie und Philosophie, 50 (4), pp. 547-564.[18]

- Id. (1998) ‘Aristotelica Matritensia’, Traditio, 53, pp. 251-308.

 

 

Svizzera

Gli unici repertori relativi alla Svizzera finora realizzati sono due, entrambi a cura di Charles Lohr:

- Lohr, C.H. (1996) ‘Aristoteles in der Schweiz’, Freiburger Zeitschrift für Philosophie und Theologie, 43 (1-2), pp. 5-18.

- Id. (2018 [1994]) Aristotelica Helvetica catalogus codicum latinorum in bibliothecis Confederationis Helveticae asservatorum quibus versiones expositionesque operum Aristotelis continentur (Scrinium Friburgense Sonderband 6). Berlin: De Gruyter.[19]

 

Come si può intuire dalla lista presentata, molte sono le nazioni a mancare ancora all’appello.[20] Spiccano, certamente, gli Stati Uniti d’America, il cui patrimonio manoscritto di commenti latini medievali ad Aristotele è tutt’altro che négligeable. Lohr aveva lungamente progettato un primo repertorio dei testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele conservati nel proprio paese natale, ma, purtroppo, il repertorio non è mai stato pubblicato.

 

 

 

 

3. Conclusioni

 

Pur con le notevoli limitazioni evidenziate nel precedente paragrafo, è evidente che lo stato attuale della ricerca relativamente ai testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele, grazie in particolare agli sviluppi degli ultimi anni, consente la preparazione di un inventario di testimoni di commenti al De sensu (XIII-XV secolo) di una notevole precisione, grazie al controllo incrociato dei dati tra gli inventari e i cataloghi tematici analizzati nel primo paragrafo e quelli, su base geografica, elencati nel secondo. Nella preparazione, tuttavia, di tale inventario, bisogna sempre cercare di integrare lo spogli dei cataloghi e degli inventari con una consultazione diretta dei manoscritti di interesse. Un (significativo) caso in cui ciò si è rivelato particolarmente utile, al fine di integrare (e correggere) le informazioni presenti nei cataloghi e negli inventari, sarà analizzato nell’Appendice del presente articolo.

 

 

Appendice

Il caso del commento al De sensu contenuto nel ms. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Fondo Rossi 415 (36.F.6), ff. 103r-132v

 

Come accennato non è raro che, data l’ampia mole di manoscritti analizzati nella redazione degli inventari e dei cataloghi di testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele, possa essere necessario integrare e, laddove opportuno, correggere, le informazioni contenute negli inventari e nei cataloghi stessi, in vista della preparazione di lavori (inventari e cataloghi) ancor più precisi. Un caso particolarmente emblematico è quello del commento al De sensu contenuto nel ms. Roma, Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana, Fondo Rossi 415 (36.F.6), ff. 103r-132v. Il commento (per modum quaestionis), contenuto in un manoscritto miscellaneo databile tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, di probabile provenienza (e forse anche origine) italiana,[21] contenente testi filosofici attibuiti ad Alberto di Sassonia, a Biagio Pelacani da Parma e a Giovanni Buridano, è un commento anonimo, anche se al f. 132v esso potrebbe risultare attribuito, secondo il senso dato al colophon, a un certo ‘magister de Parma’.[22]

Significativo è il fatto che Lohr non includa neppure il manoscritto Rossiano nel proprio catalogo (nemmeno nella versione più aggiornata), così come anche de Raedemaeker nel proprio inventario e, allo stesso modo, nemmeno Ebbesen, Thomsen Thörnqvist e Décaix nel proprio catalogo. Weijers, al contrario, lo menziona, sebbene lo consideri (erroneamente) un testimone dell’Expositio del De sensu di Giovanni Buridano, preservata invece nel ms. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 2162, ff. 141v-149r, e nel ms. Erfurt, Universitätsbibliothek, Dep. Erf. CA 2° 298, ff. 122r-126v.[23] L’errore è, in questo caso, evidente: il testimone manoscritto non contiene certamente un’expositio, come già detto, bensì un commento per modum quaestionis.

      Il primo problema che si pone in questa sede è se il testo possa essere considerato un testimone delle Quaestiones sul De sensu dello stesso Buridano, preservate in molteplici manoscritti[24] ed edite nel 1516 nella celeberrima edizione Lockert.[25] A favore di tale ipotesi si schiera il Catalogo di manoscritti filosofici nelle biblioteche italiane (Vol. 6),[26] secondo il quale, appunto, il manoscritto Rossiano è un altro testimone delle stesse quaestiones di Buridano sul De sensu.[27] L’incipit riportato nel catalogo, tuttavia (sostanzialmente lo stesso dell’edizione Lockert) non è corretto. Secondo il catalogo, infatti, tale incipit sarebbe il seguente: “Queritur primo circa librum De sensu et sensato utrum de operationibus et passionibus animalium et plantarum” (ibid., p. 276). Un esame autoptico del manoscritto consente di leggere, piuttosto, l’incipit seguente: “Queritur primo circa librum De sensu et sensato utrum operationes communes animae et corpori si<n>t subiectum in Parvis naturalibus” (f. 103ra). Come si vede bene, si tratta di un incipit ben diverso rispetto a quello tradizionale delle quaestiones buridaniane. L’explicit, purtroppo, non può aiutare a fornire indicazioni più precise, in quanto il commento del ms. 36.F.6 è incompleto, e si conclude con la discussione relativa al tema dell’olfatto e degli odori.[28] Mancano, in altre parole, tutte le quaestiones relative ai dubia comuni a tutte le qualità sensibili trattati da Aristotele nei capitoli finali del De sensu. Un primo confronto tra il testo dell’edizione Lockert e quello del commento del ms. 36.F.6 consente, ciononostante, di suffragare ampiamente quanto già mostrato dal confronto tra i due incipit, ovvero il fatto che il commento del ms. 36.F.6 non può certamente essere considerato un testimone delle Quaestiones buridaniane nella versione dell’edizione Lockert.

Una seconda ipotesi è che il commento in oggetto possa costituire una redazione differente delle Quaestiones buridaniane sul De sensu rispetto al testo dell’edizione Lockert. Un fatto simile non sarebbe per nulla inconsueto nel caso di Buridano, i cui commenti per modum quaestionis a molti degli altri libri naturales (il caso della Fisica è paradigmatico in questo senso) sono preservati in molteplici redazioni, fatto, tuttavia, finora non documentato nel caso del De sensu.[29]

Ora, è evidente che solo un esame approfondito del manoscritto potrebbe consentire di fornire elementi sufficienti a suffragare o a rigettare una tale ipotesi in modo definitivo, e non è possibile proporre un tale esame in questa sede (sebbene esso sia in preparazione da parte mia). Tale esame è reso ancor più necessario – sia detto incidentalmente – dal fatto che le Quaestiones sul De sensu contenute nel ms. 36.F.6 sono seguite da Quaestiones sul De memoria, sul De somno et vigilia e sul De longitudine et brevitate vitae la cui attribuzione buridaniana (e la cui corrispondenza con le relative Quaestiones note dagli altri testimoni) sembrano fuori di dubbio, sebbene esse siano anonime.

In attesa di un tale esame, in ciò che segue si propongono alcune considerazioni di natura preliminare utili a ricostruire il rapporto che il commento del manoscritto Rossiano intrattiene con le Quaestiones buridaniane così come contenute nell’edizione Lockert. A questo scopo, prima di tutto un confronto tra le Quaestiones contenute nel commento del manoscritto Rossiano e quelle, tradizionali, contenute nel testo dell’edizione Lockert, permette di evincere che il commento del manoscritto Rossiano presenta numerosi punti di convergenza con le Quaestiones del testo dell’edizione Lockert (sia in termini delle tematiche trattate, che della formulazione delle singole quaestiones[30]), ma anche molte e significative differenze:

 

Ed. Lockert[31]

Ms. 36.F.6[32]

1. (f. XXXVIIIvb) Utrum preter determinationem libri De anima et librorum De animalibus et plantis oportet esse aliam determinationem de operationibus et passionibus animatorum

2. (f. XXIXrb) Utrum omni animali sint necessarii tactus et gustus

3. (f. XXIXvb) Utrum ceci a nativitate habentes auditum debeant esse sapientiores quam surdi a nativitate habentes visum

4. (f. XXXrb) Utrum fulgor quo oculus apparet fulgere vel scintillare sit in oculo

5. (f. XXXva) Utrum organum visus sit de aqua

6. (f. XXXIrb) Utrum organum auditus sit de aere

7. (f. XXXIva) Utrum organum olfactus sit de igne

8. (f. XXXIIrb) Utrum organum tactus et organum gustus sint terre a dominio

9. (f. XXXIIIra) Utrum nigredo sit pura privatio albedinis

10. (f. XXXIIIva) Utrum subiectum colorum est perspicuum an opacum

11. (f. XXXIIIIra) Utrum lux vel lumen sit de essentia coloris

12. (f. XXXIIIIvb) Utrum ista sit bona diffinitio coloris, scilicet “Color est extremitas perspicui in corpore terminato”

13. (f. XXXVrb) Utrum colores medii generantur ex mixtione extremorum

14. (f. XXXVIra) Utrum humidum sit subiectum saporis

15. (f. XXXVIvb) Utrum dulcedo et amaritudo sint sapores extremi

16. (f. XXXVIIra) Utrum diffinitio saporis sit bona in qua dicitur: “Sapor est passio humidi facta a sicco gustus secundum potentiam alterativa in actum”

17. (f. XXXVIIva) Utrum odor sit in humido ut in subiecto proprio an in sicco

18. (f. XXXVIIIra) Utrum odores conferunt ad sanitatem capitis contemperando frigiditatem cerebri

19. (f. XXXVIIIvb) Utrum passiones sensibiles sunt in infinitum divisibiles

20. (f. XXXIXva) Utrum visibile, puta color aut lux, movens de novo visum moveat prius tempore medium quam visum

21. (f. XLrb) Utrum aliquis potest sentire plura simul distincte et perfecte[33]

1. (f. 103r) Utrum operationes communes animae et corpori si<n>t subiectum in Parvis naturalibus

2. (f. 103v) Utrum memoria et ira insint omnibus[34] animalibus

3. (f. 105r) Utrum gustus et tactus sint sensus necessarii quilibet animali

4. (f. 107r) Utrum omnis surdus sit mutus

5. (f. 108v) Utrum auditus plus proficiat ad scientiam quam aliquis alius sensus

6. (f. 109v) Utrum ymago[35] que est in oculo sit visio

7. (f. 111r) Utrum oculus possit videre suum fulgorem

8. (f. 112r) Utrum anima visiva sit in extremitate pupille

9. (f. 113v) Utrum visio fiat extramictendo

10. (f. 115r) Utrum corpora colorata vel luminosa mediante diaffano aliquid agant in visum

11. (f. 116r) Utrum fulgur (sic!) apparens in oculo sit in ipso

12. (f. 116v) Utrum organum visus sit de natura aque

13. (f. 118r) Utrum organum auditus sit de natura aeris

14. (f. 119r) Utrum organum olfactus est[36] de natura ignis a dominio

15. (f. 121r) Utrum organum tactus sit de natura terre a dominio

16. (f. 122v) Utrum nigredo sit pura privatio

17. (f. 123r) Utrum perspicuum sit subiectum coloris ita quod quilibet color subiective sit in perspicuo

18. (f. 124r) Utrum lux sive lumen sit de essentia coloris

19. (f. 125r) Utrum diffinitio coloris data ab Aristotele in textu quo dicit: “color est extremitas perspicui in corpore terminato[37]” sit bona

20. (f. 126r) Utrum colores medii generentur ex commixtione colorum extremorum

21. (f. 127v) Utrum siccum sit proprium subiectum odoris

22. (f. 128v) Utrum humidum sit subiectum odoris

23. (f. 129v) Utrum dulcedo et amaritudo sint sapores extremi

24. (f. 130r) Utrum homo habet peiorem olfactum aliis animalibus

25. (f. 131r) Utrum odores valent capiti ad temperandum ipsum cerebrum

Quanto al rapporto tra i testi dei due commenti, in assenza di un’edizione del commento contenuto nel manoscritto Rossiano (anch’essa in preparazione da parte mia) risulta pressoché impossibile fornire utili elementi di valutazione. Tuttavia, un primo esame del testo del commento preservato nel manoscritto Rossiano ha evidenziato la presenza di alcuni passi paralleli al testo dell’edizione Lockert, sebbene concentrati esclusivamente in una quaestio, la settima nel testo dell’edizione Lockert e la quattordicesima nel testo del manoscritto Rossiano, ‘Utrum organum olfactus sit de igne (o ‘est de natura ignis a dominio’)’.

I passi paralleli tra i testi della quaestio nei due commenti sono i seguenti cinque.

 

1. Le differenze nella conformazione dell’organo dell’olfatto nelle varie specie di animali:[38]

 

Ed. Lockert

Ms. 36.F.6

Ff. XXXIvb-XXXIIra: Natura enim in animalibus perfectior<i>bus et in aere viventibus formavit oculos subtilis complexionis, et sic ad salutem eorum fecit palpebram cooperientem oculum ne ab extra nimis patiatur. In aliis autem animalibus aquosis vel minus perfectis <natura fecit> magis duros oculos, ideo non dedit illis palpebram ad cooperiendum. Ita <est> de olfactu: in animalibus enim perfectioribus, scilicet haben|f. XXXIIra|tibus sanguinem et respirantibus, natura super organum olfactus ad eius salutem fecit clausuram ne nimis pateretur a malis et fortibus odoribus, et per attractionem aeris inspirando illa clausura aperitur, et tunc possunt species odorum multiplicari usque in organum olfactus; sed postea quam spiramus vel spiritum detinemus illa clausura reclauditur, et ideo odoramus inspirantes, non exspirantes vel spiritum detinentes. In animalibus autem imperfectis et non respirantibus natura dimisit organum olfactus sine tali clausura, et ideo pisces olfaciunt sine inspiratione vel exspiratione.

 

F. 119vb: [...] natura enim in animalibus perfectioribus et in aliis <aere> viventibus formavit oculos subtilis complexionis, et sic ad salutem corporis[39] fecit palpebras cooperientes ne ab extraneis patiatur. In aliis autem animalibus aquosis vel[40] minus perfectis fecit natura magis duros oculos, ergo non dedit eis palpebram ad cooperiendum ipsum oculum. Consimiliter etiam <est> de olfactu : natura causa (?) in animalibus perfectioribus, scilicet sanguinem habentibus et respirantibus, super organum olfactus [olfactus] ad eius salutem fecit clausuram ne nimis[41] pateretur a malis et fortibus odoribus, et per attractionem[42] aeris inspirando ista clausura aperitur, et tunc potest ista species odoris multiplicari usque ad organum olfactus; sed quando postea exspiramus vel spiratum deicimus ista clausura clauditur, et ideo odoramus inspirantes, non autem exspirantes vel spiritum deicientes. In animalibus imperfectis et non respirantibus natura dimisit[43] organum olfactus sine clausura: ergo pisces olofaciunt (sic !) sine tali inspiratione.

 

 

 

2. Il maggior grado di prossimità dell’organo dell’olfatto, nella propria complexio, all’aria e all’acqua rispetto al fuoco:

 

Ed. Lockert

Ms. 36.F.6

F. XXXIvb: Ponende sunt conclusiones. Prima: organum olfactus non magis est de igne appropriat<iv>e quam organum tactus vel gustus, quia sicut prius dicebatur ignis nulli sensui appropriatur, licet quodammodo sit omnibus communis. Rationes etiam que in principio adducebantur satis inferunt istam conclusionem: si enim esset de igne, ineptum situm haberet iuxta cerebrum. Secunda conclusio <est> quod organum olfactus non est ex terra a dominio, quoniam satis subtilis est multiplicatio specierum odorum. Unde, sicut dicit Commentator secundo De anima[44], species odorum propter earum subtilem et spiritualem multiplicationem in tantum multiplicantur ad <loca> valde [loca] longinqua quod vultures a quingentis miliaribus per sensum odoris venerunt ad cadavera mortuorum in quodam bello; modo terra propter suam grossitiem inepta est ad talem subtilem et spiritualem multiplicationem, et ideo terra non est apte disposita ad suscipiendum species odorum: ergo organum olfactus non debet esse de terra. Ex dictis concluditur quod organum olfactus debet esse de aere vel aqua a dominio, et expresse vult Aristoteles secundo De anima[45]. Sed tunc dubitatur de utro istorum sit istud organum, utrum de aqua an de aere. Et ad hoc respondet Commentator[46] quod aliqua sunt animalia et plurima habitantia in aere, alia in aqua; modo habitantibus in aere organum olfactus magis est de aere quam de aqua, et habitantibus in aqua e converso. Et hoc est bene rationabile, quia cum species obiecti multiplicentur per medium usque in organum, et sic tam medium quam organum debent esse bene receptiva illius speciei. Rationabile est quod sunt satis similis in complexione, modo apud nos est multiplicatio odorum per aerem et apud pisces per aquam: igitur. Nec valet obiectio qua diceretur quod medium videndi apud nos est aer, organum est aqua, ergo non oportet quod organum et medium sint similis complexionis.

 

 

 

 

 

 

 

Ff. 119vb-120ra: Istis visis ponende sunt conclusiones. Quarum prima est ista, quod organum olfactus non est de natura ignis appropriative seu quantitative, scilicet magis quam organum tactus vel gustus vel alterius sensus, licet quodammodo ignis sit communis omnibus sensibus, et istam conclusionem satis bene probant rationes ante oppositum. Secunda conclusio sit ista, quod organum olfactus non est de natura terre. Probatur: nam multiplicatio specierum odorum est multum subtilis, quia, ut dicit Aristoteles secundo De anima[47], species odoris propter eius subtilem et spiritualem multiplicationem multiplicantur et ad loca valde longinqua, in tantum quod vultures a quingentis miliaribus per sensum odoris venerunt ad cadavera mortuorum in quodam bello; modo terra propter sui grossitiem inepta est ad |f. 120ra| talem subtilem et spiritualem multiplicationem odoris, ergo terra non est apte disposita ad sustinendum species odoris, et per consequens <organum olfactus> non debet esse de natura terre a dominio. Ex istis duabus conclusionibus sequitur tertiam, scilicet quod organum olfactus est de natura aeris aut aque a dominio, et istam ponit expresse Philosophus et Commentator secundo De anima[48] [...]. Sed etiam est dubium de quo elemento istorum debeat esse organum, vel tantum de aqua vel etiam de aere. Ad quod dubium respondet Commentator[49] ponendo disti<n>ctionem quod plurima sunt animalia habentia suam habitationem in aere, aliaque in aqua. Et secundum istam distinctionem ponit duas conclusiones. Prima est quod in animalibus habentibus habitationem in aere organum olfactus magis est de natura aeris quam aquae. Alia conclusio <est> quod animalibus[50] habitantibus in aquis organum olfactus magis accedit ad naturam aque quam aeris, et istam ultimam ponit commentator secundo De anima[51], ubi dicit quod pisces et animalia alia <habitantibus in aquis> habent olfactum, quia magna distantia querunt ali<men>tum ubi tamen non vident ipsum. Sed tamen in oppositum harum conclusionum videtur esse Albertus[52], qui dicit quod organum olfactus magis attingit ad siccitatem < et > propter hoc dicit quod est situatum iuxta cerebrum. [...] nec valet obiectio qua diceretur quod videndi medium est aer qui est apud nos, et organum est aqua, ergo <non> oportet quod organum et medium sint[53] similis complexionis.

 

3. La comparazione con gli organi della vista e dell’udito:

 

Ed. Lockert

Ms. 36.F.6

F. XXXIvb: Respondeo quod licet aqua et aer non sint similis complexionis quantum ad primas qualitates, tamen similitudinem habent quantum ad illam qualitatem secundum quam recipiunt species coloris, et utrumque est diaphanum. Notandum est tamen quod organum olfactus nec est ita de aere sicut organum auditus, nec est ita de aqua sicut organum visus, sed magis commixtum est; tamen plus abundat aer in nobis quam in piscibus in illo organo, et plus aqua in piscibus quam in nobis.

 

Ff. 120ra-b: Respondetur quod licet aqua et aer non sint similis complexionis quantum ad primas qualitates, tamen habent similitudinem quantum ad illam qualitatem secundum quam |f. 120rb| recipiunt species colorum, quia tam aqua quam aer est diaffanum. Sed tamen notandum quod organum olfactus non est ita de aere sicut organum auditus, nec de aqua sicut organum visus, sed magis commixtum est; tamen plus habundat <aer> in nobis quam in piscibus in illo organo, et aqua plus in piscibus quam in nobis.

 

 

 

 

 

 

4. La ragione per cui l’organo dell’olfatto è posizionato in prossimità del cervello:

 

Ed. Lockert

Ms. 36.F.6

F. XXXIIra: Sed tunc est questio quare illud organum iuxta cerebrum situatur. Et aliqui volunt assignare causam quam Aristoteles[54] videtur innuere, scilicet quod odor est quodammodo calidus et siccus, et organum debet esse non actu sed potentia tale quale est obiectum, ideo organum olfactus non debet esse calidum nec siccum nisi in potentia, ergo debet esse frigidum et humidum et tale est cerebrum, ideo optime iuxta cerebrum conservatur: ideo rationabiliter ibi situatur. Tamen videtur quod ista non sit bona et sufficiens causa, quia frigidum in quantum frigidum non est bene receptivum odorum. Unde videmus quod frigora hebetant vel extenuant odores et quod per tempus calidum odores multiplicantur magis et sentiuntur magis. Item: videtur quod organum illud non debet esse frigidum, quia propter frigiditatem cerebri peioratur illud organum; hec enim est causa quare peiorem olfactum habemus quam canes et multa animalia, scilicet quia habemus magnum cerebrum et brevem vultum, et sic organum olfactus in nobis propter propinquitatem ad cerebrum et magnitudinem cerebri nimis infrigidatur, et sic peioratur. Et ideo credo quod organum olfactus nec debet esse multum calidum nec multum frigidum; quamvis enim organum sensus debeat esse denudatum a natura obiecti, tamen non debet esse contrarium, quia unum contrarium non bene recipit alterum contrarium vel speciem eius sine ipsius corruptione. Et ideo alia causa assignatur ab Aristotele[55], scilicet quod odores fiunt in sicco et calido et sic retinent quandam vim desiccativam et calefactivam. Et ideo est quod boni odores et temperati, sicut postea dicetur, prosunt ad sanitatem capitis contemperantes aliqualiter sua siccitate et caliditate humiditatem et frigiditatem cerebri. Et ob hoc natura maiorem adhuc habens solicitudinem de cerebro quam de bonitate illius organi situavit illud organum iuxta cerebrum.

 

Ff. 120rb-va: Sed etiam est dubium quare istud organum iuxta cerebrum est situatum. Et aliqui volunt assignare causam quam Aristoteles[56] videtur innuere, scilicet quod odor est quodammodo ca<lidus>, et sic<cus>; organum debet esse non actu <sed potentia> tale quale est obiectum, ideo <organum olfactus> debet esse neque calidum neque siccum nisi in potentia, et per consequens debet esse frigidum et humidum et tale est cerebrum; ideo organum iuxta cerebrum situatur et ideo rationabiliter ibi sytuatur (sic!). Tamen non videtur quod ista sit bona et sufficiens causa, quia frigidum in quantum frigidum non est bene susceptivum odoris. Unde videmus quod frigora evirant et exsiccant odores, et quod per tempus calidum odores magis multiplicantur. Iterum videtur quod <organum olfactus> non debet esse frigidum, quia propter frigiditatem cerebri peioratur illud organum; et hec est causa quare peiorem odorem vel olofactum (sic!) habemus quam canes, ut dictum est, et animalia multa, quia habemus magnum <cerebrum> et brevem vultum, et sic organum olfactus[57] in nobis propter propinquitatem ad[58] cerebrum et magnitudinem cerebri nimis infrigidatur et peioratur. Ideo credo quod organum olfactus non debet esse multum calidum nec multum frigidum; quamvis enim organum sensus debeat[59] esse denudatum a natura recepti seu obiecti, tamen non debet <esse> contrarium, quia unum contrarium non recipit aliud contrarium vel speciem eius sine eius corruptione. Et ideo alia causa datur ab Aristotele[60], scilicet quod odores fiunt in calido et sicco et sic retinent quandam distantiam (?). |f. 120va| Ideo est quod boni odores et temperati conferunt, ut postea dicetur, ad sanitatem capitis contemperantes[61] aliqualiter sua siccitate[62] humiditatem <cerebri>[63], < et sua > caliditate[64] [et] frigiditatem[65] cerebri. Et ideo natura habens[66] adhuc maiorem solicitudinem de cerebro quam de bonitate organi olfactus situavit ipsum iuxta cerebrum ad temperationem[67] ipsius.

 

 

5. La ragione per cui gli odori sono percepiti esclusivamente tramite l’organo dell’olfatto:

 

Ed. Lockert

Ms. 36.F.6

Ff. XXXIIra-b: Sed tunc quero quare tunc per aures et per oculus non possumus olfacere, cum ibi sit organum bene receptivum specierum odoris, scilicet aer vel aqua; et cum sit ibi anima sensitiva, que est eiusdem rationis per totum corpus. Respondetur quod pupilla est circumvoluta pelliculis prohibentibus species |f. XXXIIrb| odorum multiplicari ad intus, et ita etiam natura illum aerem qui est organum auditus clausit una tenui pellicula ne diffunderetur et ne aeri exteriori commisceretur, et illa prohibet multiplicationem odorum ad interiora. Et tamen etiam potest dici quod natura non ingeniavit illam dispositionem in oculo vel in aure secundum quam aer vel aqua bene recipiant species odorum, vel non intense posuit illam dispositionem ibi quam tamen intense posuit in organo olfactus, ideo ibi sentitur odor et non alibi, igitur.

 

F. 121ra: Sed si etiam que<r>atur, cum olfactus sit de natura aeris vel aque, ut positum est per conclusiones, quare per oculos et aures non possumus[68] olfacere, cum ibi sit organum bene receptivum odoris, scilicet aer vel aqua, et[69] anima sensitiva, que secundum se est eiusdem rationis per totum corpus, respondetur quod pupilla oculi, ne diffundatur aqua, circumvoluta est pelliculis prohibentibus species multiplicare odorum[70] ad intus; ita etiam natura illum aerem qui est organum auditus clausit una tenui pellicula ne diffunderetur et ne aeri extrinseco commisceretur, et ita prohibet multiplicationem odoris. Vel etiam <respondetur quod natura> non interesse posuit aliquam dispositionem in illis organis quod tamen interesse posuit in organo olfactus, ergo ibi sentitur odor et non alibi, ergo etc., et sic est finis.

 

 

Come si può notare dalle comparazioni presentate, i passi paralleli nelle due quaestiones sono estesi dal punto di vista testuale e significativi per quanto concerne le loro implicazioni dottrinali, dato che essi non riguardano esclusivamente il senso dell’olfatto, la sua complexio e la collocazione e conformazione del proprio organo (nell’uomo e negli altri animali), ma anche alcune significative comparazioni con i due sensi “superiori”, ovvero quelli della vista e dell’udito. Inoltre, tali passaggi includono le principali conclusiones della quaestio in oggetto, che risulta così determinata in modo pressoché analogo nei due testi.

La presenza di tali passi paralleli nei due commenti non deve, tuttavia, lasciar supporre che le affinità tra i due testi (testuali e dottrinali) siano necessariamente superiori alle differenze. In ciò che segue, senza alcuna pretesa di esaustività (e concentrandosi esclusivamente sulle quaestiones discusse anche nell’edizione Lockert), si segnaleranno alcune delle caratteristiche che, a un primo esame, distinguono il manoscritto Rossiano dall’edizione Lockert.

La prima caratteristica da evidenziare riguarda le auctoritates utilizzate. Come notato sopra, infatti, anche rispetto al passo della tabella 2, il commento del manoscritto Rossiano cita con notevole frequenza Alberto Magno, in misura certamente molto maggiore rispetto all’edizione Lockert, sia per quanto riguarda problemi di teoria della percezione, che anche per questioni di natura prettamente medica. All’auctoritas di Alberto si accompagna anche un riferimento frequente ai perspectivi, menzionati quasi sempre collettivamente, nel momento in cui il commento del manoscritto Rossiano affronta problemi di ottica. Anche in questo caso, non è dato rinvenire nell’edizione Lockert una pari attenzione a tale auctoritas. Ciò che è poi particolarmente curioso è che, almeno in un caso, Alberto viene assimilato ai perspectivi, fatto assolutamente ignoto all’edizione Lockert.[71]

A tale prima caratteristica distintiva del commento del ms. 36.F.6 rispetto al testo dell’edizione Lockert si accompagna poi un secondo elemento (in parte collegato), ovvero lo spiccato interesse del commento del manoscritto Rossiano per questioni mediche e per i problemi di perspectiva (sebbene, si noti fin da ora, le tematiche mediche sono trattate in modo relativamente cursorio e senza ricorso ad auctoritates specifiche, contrariamente a quanto avviene per i problemi di perspectiva), certamente molto maggiore rispetto a quello del testo dell’edizione Lockert.[72] Molto spesso i quesiti di natura medica, che non assurgono mai al ruolo di quaestiones indipendenti (come mostrato dalla lista fornita sopra[73]) vengono trattati a seguito della determinatio e prima della responsio ad rationes. Un esempio è fornito proprio dalla quaestio ‘Utrum organum olfactus est de natura ignis a dominio’, da cui sono stati tratti i passi paralleli riportati sopra. In questo caso, nella quaestio, subito dopo la determinatio, vengono discussi sette dubia di natura almeno in parte medica:

 

Istis visis sunt aliqua dubia: primum est quare animalia respirantia non sentiunt[74] odores nisi actrahendo anhelitum. Secundum est quare aromata effusa super ignem minus[75] odorant quam si funderentur super cineres calefactas. Tertium est utrum transeundo per loca fetida conveniat obstruere nares, et videtur quod non, quia obstruendo nares nisi subtili valde modo quanto subtilior tanto citius penetrat ad cor, et per consequens si sit infectus magis nocet. Quartum est que est causa < *** > quanto stercora diutius retinentur in corpore tanto minus[76] fetantur, et contrarium est in urina. Quintum est quare in tempore pluviali animalia peius vel minus sentiunt quam calido et sic<co>, et similiter canes minus[77] valent ad venationes. Sextum est quare herbe et similiter multa aromata dispersa[78] melius odorant, et videtur quod hoc non deberet esse, quia quando sunt integra habent virtutes magis unitas, et per consequens melius deberent odorare, et virtus unita fortior est se ipsa dispersa. Septimum est quare homines enervi peius odorant quam alii, etiam ut in pluribus habentibus anhelitum fetidum.[79]

 

Un altro caso, forse ancora più emblematico, è fornito dall’ultima quaestio del commento del ms. 36.F.6, ‘Utrum odores valent capiti ad temperandum ipsum cerebrum’, la quale, dopo la determinatio, discute i seguenti quattro dubia di natura medica:

 

Nunc restat aliqua dubia solvenda. Primum est quare homines habent magis caput pilosum quam alia animalia in [quam] membra sui corporis. Secundum <est> quare homines in anteriori parte cerebri citius canescunt quam superiori vel retro. Tertium est quare mulieres non canescunt. Quartum est quare mulieres non habent barbas.[80]

 

Per quanto riguarda invece la perspectiva, essa trova spazio soprattutto nell’undicesima quaestio del commento del manoscritto Rossiano, ‘Utrum fulgur (sic!) apparens in oculo sit in ipso’, come anche nella diciottesima quaestio, ‘Utrum lux sive lumen sit de essentia coloris’. Giova notare, a questo proposito, che anche nell’edizione Lockert le quaestiones corrispondenti discutono, almeno parzialmente, problemi equivalenti, e si richiamano (peraltro con una pari attenzione all’utilizzo di esempi tratti dall’esperienza) a problemi di perspectiva. Tuttavia, bisogna notare che la discussione del commento del manoscritto Rossiano tende spesso a mostrarsi, rispetto all’edizione Lockert, più attenta alla teoria della perspectiva e, congiuntamente, al richiamo alle auctoritates relative. Si confrontino, a titolo di esempio, i seguenti passi tratti dalla quaestio ‘Utrum lux sive lumen sit de essentia coloris’:

 

Ed. Lockert

Ms. 36.F.6

F. XXXIIIIrb: Ista questio est difficilis, quia non determinata ab antiquis doctoribus nisi sub verbis obscuris et valde confuse. Sunt igitur de ista questione opiniones plures, que habent ortum a dictis antiquorum authorum. Quidam dicunt quod color compositus est ex opacitate et luce, et quod ubi plus est de opacitate quam de luce illud est nigrius, sed ubi est plus de luce et minus de opacitate illud est albbius (sic!), unde etiam lux pura apparet alba; et dicunt ipsi quod illa lux intrans compositionem coloris extinguitur per opacitatem sibi commixtam, ita quod non possit per se lucere nec radium vel speciem multiplicare per medium diaphanum nisi cum adiutorio lucis extrinsece. [...] Alio modo dicit Commentator[81], et Albertus[82] in hoc videtur insequi eum, quod color constitutus est ex diaphaneitate et luce vel lumine, et ubi plus est de diaphaneitate et luce clara illud est albius, sed ubi est minus de diaphaneitate et minus de luce et quod etiam illa lux est obscura illud est nigrius; ideo dicit Commentator[83] bene dixit Aristoteles quod nigrum est sicut privatio albi.

Ff. 124rb-va: In ista questione primo vidende sunt diffinitiones quas philosophi ponunt de colore. Secundo ex hoc videbitur de quesito. Quantum ad primum, sit prima diffinitio quod color est extremitas perspicui in corpore terminato[84], et hanc diffinitionem ponit Aristoteles in isto libro capitulo tertio[85]. Aliam diffinitionem ponunt perspectivi ut Vetello in commento <prime> propositionis tertii libri sue Perspective[86], scilicet quod color est lux corporibus mixtis <in>corporata. Tertiam diffinitionem ponit Albertus in tertio Methaurorum[87] et super isto libro[88], ubi dicit quod color causatur ex commixtione lucis cum aliquo opaco. Quartam diffinitionem ponit Commentator super isto libro[89], ubi dicit |f. 124va| quod color causatur ex commixtione lucis cum aliquo opaco. Quintam[90] diffinitionem ponit Commentator super isto libro[91], ubi dicit quod color generatur ex commixtione corporis luminosi cum corpore diaffano.

 

Come si può notare, non è tanto il contenuto dottrinale delle definizioni di ‘colore’ elencate nei due testi a essere differente, quanto la differente ricchezza e precisione di richiami dottrinali, certamente molto maggiore nel commento del ms. 36.F.6, in cui, tra l’altro, sorprende notare la citazione esplicita della Perspectiva di Witelo (unico testo dei perspectivi citato esplicitamente – e singolarmente – nel commento), rispetto all’edizione Lockert. Sebbene tale osservazione non consenta di trarre conclusioni di particolare peso, essa certamente contribuisce a fornire indicazioni utili ai fini della determinazione dell’origine del commento del manoscritto Rossiano, oltreché a mostrarne un altro tratto distintivo rispetto alle Quaestiones buridaniane riportate nell’edizione Lockert.

In terzo e ultimo luogo, dal punto di vista più strettamente dottrinale, il commento contenuto nel manoscritto Rossiano presenta alcune differenze rispetto al testo dell’edizione Lockert. Un esempio particolarmente significativo è costituito dal problema della modalità materiale o immateriale di propagazione e di ricezione dell’odore da parte dell’organo dell’olfatto (esempio reso ancora più significativo, in questo contesto, dal fatto che le uniche corrispondenze testuali tra il commento del manoscritto Rossiano e il testo dell’edizione Lockert riguardino proprio una quaestio dedicata al senso dell’olfatto). Un tema, infatti, tradizionalmente dibattuto nei commenti medievali al De sensu (anche se quasi mai in una quaestio specificamente dedicata) è il rapporto degli odori con le esalazioni fumose (le fumales evaporationes).[92] Secondo un’opinione tradizionalmente risalente ad Avicenna, infatti, gli odori non sarebbero altro che tali fumales evaporationes, come si può notare, per esempio, dal fatto che essi possano essere deviati dai venti e che i corpi da cui promanano alcuni odori (come quelli di un frutto ormai marcio) si riducono nelle proprie dimensioni mentre sprigionano il proprio odore. Un’opinione opposta, secondo la quale gli odori sono delle species immateriali emanate dal corpo odorifero, e dotate di esse spirituale nel mezzo e nell’organo di senso, è invece tradizionalmente ascritta ad Averroè, che cita come argomenti a proprio favore, tra gli altri, l’esempio (citato nella tabella 2) degli avvoltoi, i quali sarebbero in grado di percepire l’odore dei cadaveri anche a una distanza di cinquecento miglia, distanza tale da non poter essere attraversata da esalazioni di natura materiale senza che esse vengano disperse dai venti. Ora, la posizione di Buridano in merito a questo tema, almeno per come esplicitata nelle Quaestiones sul De sensu preservata dall’edizione Lockert, è piuttosto chiara, e consiste nell’affermare che, sebbene gli odori siano esclusivamente delle species immateriali e si propaghino dunque immaterialmente nel mezzo in cui il corpo da cui provengono si trova, tuttavia alla loro propagazione, entro una certa distanza, si accompagna la diffusione di esalazioni fumose:

 

Sed tunc est dubitatio de modo per quem illi odores conferunt cerebro. Et Avicenna[93] ponit talem modum, quod odores multiplicantur ad cerebrum cum quadam exhalatione calida et sicca temperate, et sic prosunt ratione huiusmodi exhalationis. Et pro isto modo posito ab Avicenna sunt multa apparentia ad confirmandum quod odores sic multiplicentur cum aliqua exhalatione corporis odoriferi. Primum enim signum est hoc: odoris multiplicatio impeditur a ventis, non sic autem de multiplicatione coloris vel luminis. Secundum signum est quod odorifera multum odorem emittentia rubescunt per tempus sicut poma vel pira. Tertium signum quod corpora compacta parvum emittunt odorem, quia non potest exhalatio exire. Quartum signum: frigus hebetat vel exterminat odores, quia prohibet exhalationem. Quintum signum: multa sunt que non emittunt odorem nisi posita ad ignem fumentur. Aliud etiam signum est quod odores per aerem multiplicantur temporaliter et non in instanti sicut faciunt colores et lumen. Et huic etiam consonat dictum Aristotelis dicentis quod odores prosunt capiti ascendentibus odoribus ad cerebrum propter levitatem caloris; modo species odoris non esset levis nisi hoc esset ratione exhalationis in qua est. Sed Averroys[94] contra Avicennam ponit odores multiplicari ad organum olfactus spiritualiter, scilicet non cum tali exhalatione corporea, quia sensibile positum supra sensum realiter non facit sensationem; et si organum recipit spiritualiter, ita verisimile est quod medium <recipit spiritualiter>. Et item olfactus esset sicut quedam tactus, quia corpus odoriferum moveretur ad tangendum ipsum. Item, in aqua non manet fumalis evaporatio, ideo pisces non odorarent, quod falsum est. Item, vultures, ut dicit<ur>, perceperunt corpora mortuorum a quingentis miliaribus, et ad tantam distantiam non poterat esse corporalis exhalationis multiplicatio, et si illa corpora mortua fuissent totaliter resoluta. Dicit ergo Averroys quod non solum odores, immo etiam species odorum contrahunt vires activas a suis generantibus, ut lumina solis et astrorum; ideo species odoris venientes ad cerebrum habent vim calefactivam et desiccativam et sic confortant cerebrum. Videtur quod iste due opiniones debent concordari, quia ad aliquam distantiam invenitur sepe odor multiplicari cum exhalatione vel fumo, sed etiam concedendum est quod ultra bene multiplicatur spiritualiter ad aliquam distantiam. Et si aliquando veniat fumus, vel exhalatio usque ad organum olfactus, illud non prohibet quin sentiatur odor, quia exterius est fortior odor quam iuxta organum; modo parva qualitas in organo non prohibet sensationem qualitatum intensiorum, sicut tactus non est omnino denudatus a caliditate vel frigiditate, et tamen sentit caliditatem exteriorem vel frigiditatem magis excedentem.[95]

 

Nel caso del commento preservato nel manoscritto Rossiano non è possibile rinvenire una posizione analoga a quella espressa nell’edizione Lockert. Piuttosto, il commento del manoscritto Rossiano sembra sostenere che gli odori siano costituiti dalle esalazioni fumose, cosicché, entro una certa distanza dal corpo odorifero, la ricezione degli odori avviene per contatto, inspirando le fumales evaporationes; oltre tale distanza, invece, gli odori raggiungono l’organo dell’olfatto tramite species (immateriali) emanate dalle esalazioni stesse propagatesi nel mezzo a partire dal corpo odorifero.[96]

La posizione del commento del manoscritto Rossiano, sintetizzata nell’ambito dell’ultima quaestio, ‘Utrum odores valent capiti ad temperandum ipsum cerebrum’ (la stessa quaestio, peraltro, in cui il tema è discusso nell’edizione Lockert) è, precisamente, la seguente:

 

Ad quintam (sc. rationem) dicitur quod secundum intentionem Aristotelis non videtur inconveniens quod olfactus aliqualiter percipiet contactu; ymmo dicit Aristoteles[97] quod est medium inter gustum et tactum ex una parte et visum et auditum ex alia parte, et ita aliquo modo non posset esse medium extrinsecum; aliter dici potest negando consequentiam, quia ista[98] non concludit per oppinionem Avicenne. Tamen sustinendo opinionem Avicenne[99] potest dici quod possibile est quod aliquando illi fumi virtualiter actingunt ipsum cerebrum et etiam ibi non faciunt verum sensum olfactus, sed illi fumi exteriores multiplicant species suas et faciunt olfactum. Ad aliam (sc. rationem) dicitur |f. 132va| concedendo, et dicitur quod talis multiplicatio spiritualis vel etiam materialis potest agere in ipsum cerebrum per aliquem modum predictorum: ymmo quilibet modus per se potest sufficere, et sic est finis istius questionis et omnium aliarum libri De sensu et sensato. Deus sit benedictus in secula <secu>lorum. Amen.[100]

 

La possibilità di percepire gli odori per contatto è giustificata, nel passo citato, in base alla posizione intermedia dell’organo dell’olfatto tra i sensi che percepiscono esclusivamente a distanza, la vista e l’udito, e i sensi che percepiscono per contatto, il gusto e l’olfatto. Tale peculiarità dottrinale distingue chiaramente la posizione del commento del ms. 36.F.6 dalla posizione buridaniana così come espressa nel testo dell’edizione Lockert, in cui, come visto, sebbene venga ammesso che, entro una certa distanza, gli odori si propaghino insieme alle fumales evaporationes (ma non attraverso di esse, si badi bene), la propagazione e la ricezione degli odori avviene sempre tramite le species immateriali emanate dal corpo odorifero. Tuttavia, giovi notare che l’autore del commento del manoscritto Rossiano tiene a sottolineare che, anche quando gli odori sono percepiti per contatto, ciò che viene propriamente percepito sono le species generate dalle esalazioni fumose, non le esalazioni stesse (analogamente a ciò che avviene, d’altronde, per i sapori e le qualità tangibili, sensibili propri, rispettivamente, del gusto e dell’olfatto): sono proprio tali species, infatti, che consentono di percepire gli odori oltre il limite di diffusione delle fumales evaporationes da cui essi provengono.

In questo senso si capisce perché, nel passo riportato nella tabella 2, parallelamente a quanto affermato nel testo dell’edizione Lockert, anche il commento preservato nel manoscritto Rossiano possa parlare esplicitamente di una ‘multiplicatio spiritualis’ degli odori, proprio in relazione alla discussione dell’esempio degli avvoltoi, mentre, proprio all’inizio della stessa quaestio, nel presentare gli argomenti quod non esso affermi chiaramente che “odor [...] est fumalis evaporatio a corpore odor<ab>ili”.[101]

Al termine di queste sintetiche considerazioni non resta che riepilogare brevemente quanto si è potuto evincere da un primo confronto tra il testo dell’edizione Lockert e il commento al De sensu preservato nel ms. 36.F.6:

1. La lista delle quaestiones affrontate nei due testi, per quanto largamente coincidente, presenta però alcune differenze significative.

2. Le formulazioni dei due testi sono spesso affini, sebbene le uniche vere e proprie corrispondenze testuali siano contenute nella settima quaestio dell’edizione Lockert (corrispondente alla quattordicesima del commento del manoscritto Rossiano).

3. I due testi presentano importanti differenze ad almeno tre livelli: le auctoritates utilizzate, la diversa attenzione per la medicina e per la perspectiva, e alcuni punti di dottrina, come la natura materiale o immateriale del processo di propagazione e di ricezione degli odori.

Conclusioni più precise potranno essere formulate solo a seguito dell’edizione integrale del commento contenuto nel ms. 36.F.6. Tuttavia, è evidente già da ora che tale commento è in una relazione piuttosto stretta con le Quaestiones sul De sensu di Giovanni Buridano. Inoltre, molti degli elementi che sembrano distinguere il commento del manoscritto Rossiano dalle Quaestiones buridaniane dell’edizione Lockert avvicinano il commento ad alcuni sviluppi successivi dell’ambiente intellettuale “buridaniano” nel suo complesso (ciò vale in particolare per il costante tentativo di integrare dubia di tipo medico nel commento[102]).

Per ritornare al punto di partenza della presente indagine, inoltre, gli errori, le imprecisioni e le omissioni riscontrate a proposito della catalogazione del commento contenuto nel manoscritto Rossiano, aiutano a sottolineare l’importanza di rivedere e, laddove necessario, correggere le informazioni riportate negli inventari e nei cataloghi dei testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele al fine della realizzazione di lavori (inventari e cataloghi) ancor più precisi.[103]

 

 

Bibliografia

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[1] Il catalogo è stato originariamente pubblicato sulla rivista Traditio tra gli anni Sessanta e Settanta (cfr. Lohr 1967, Lohr 1968, Lohr 1970, Lohr 1971b, Lohr 1972, Lohr 1973a e Lohr 1974, e si tenga conto anche delle considerazioni contenute in Lohr 1971a e delle aggiunte e correzioni apportate in Lohr 1973b e delle aggiunte apportate in Lohr 1987), ma una sua versione più recente e aggiornata è stata pubblicata alcuni anni fa a cura della Sismel in due volumi, Lohr (2010) e Lohr (2013). La seconda versione presenta, anche per quanto riguarda i commenti al De sensu et sensato, importanti innovazioni (integrando, tra l’altro, i commenti attribuiti preservati nei manoscritti inclusi in tutti i cataloghi successivi di Lohr, su base geografica, elencati nel prossimo paragrafo dell’articolo), non sempre correttamente recepite anche dagli studi più recenti. Un caso, particolarmente grave, è costituito dalla recente edizione critica di porzioni di alcuni commenti latini medievali al problema della percezione simultanea di diverse qualità sensibili, trattato da Aristotele in De sensu 7, a cura di Juhana Toivanen (2021). Prendendo in considerazione, infatti, solamente la prima edizione del catalogo di Lohr, Toivanen ritiene di aver “scoperto” in un manoscritto Vaticano erroneamente classificato da Lohr come contenente una versione dell’Expositio del De sensu di Walter Burley (ms. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ottob. Lat. 2165, ff. 48v-63v) un commento esclusivamente per modum quaestionis dello stesso autore, una versione dunque che, secondo Toivanen, non era finora nota. Tuttavia, uno sguardo alla versione più recente del catalogo di Lohr mostra chiaramente che la situazione è ben diversa: Lohr, infatti, individua un commento per modum quaestionis di Walter Burley al De sensu nel ms. London, British Museum, Add. 18630, ff. 54r-67v. Non mi è stato possibile, finora, comparare quest’ultimo manoscritto con quello indicato da Toivanen; perciò, non è possibile determinare con sufficiente accuratezza se si tratti di testimoni della stessa redazione del commento. Tuttavia, il fatto che Toivanen fosse completamente all’oscuro del commento per modum quaestionis contenuto nel manoscritto londinese è sufficiente a mostrare lo stato di grave confusione che, in mancanza di un inventario, quantomeno, comprensivo di riferimento dei testimoni di commenti latini al De sensu del XIII, del XIV e del XV secolo, aleggia sulla ricerca in merito.

[2] Il catalogo è stato pubblicato in nove volumi, a partire dal 1994: Weijers (1994), Weijers (1996), Weijers (1999), Weijers (2001), Weijers (2003), Weijers (2005), Weijers e Calma (2008), Wiejers e Calma (2010), Weijers e Calma (2012).

[3] Cfr. de Raedemaeker (1965). L’iniziativa dell’inventario, preceduto da uno analogo relativo ai commenti al De anima, era stata motivata da una volontà espressa dai partecipanti al III Congrès international de Philosophie Médiévale (La Mendola 1964), i quali avevano ritenuto opportuno gettare le basi per la catalogazione sistematica dei commenti latini medievali ad Aristotele. Come si intuisce dal titolo, per altro, l’inventario non riguarda i soli commenti al De sensu, bensì, più in generale, quelli ai Parva naturalia.

[4] Cfr. Ebbesen, Thomsen Thörnqvist e Décaix (2015).

[5] A mero titolo di esempio, il commento al De sensu contenuto nel ms. Madrid, Biblioteca Nacional, 124, ff. 150v-171r è considerato anonimo nel catalogo (cfr. de Raedemaeker 1965, p. 100), mentre si tratta di uno dei testimoni del commento al De sensu di Tommaso d’Aquino.

[6] Cfr., per esempio, Devriese (2017), o anche, sebbene in modo molto meno sistematico, de Leemans (2000).

[7] Al V Congrès international de Philosophie Médiévale, tenutosi nel 1972 a Madrid, a seguito di una lunga discussione tra studiosi che intendevano adottare un criterio “tematico” e studiosi che prediligevano invece una prospettiva geografica, nella catalogazione dei commenti latini medievali ad Aristotele, prevalse la seconda prospettiva, sostenuta con forza da Gerard Verbeke. Proprio nello stesso congresso il progetto di un Repertorium commentariorum in Aristotelem Latinorum trovò la propria forma istituzionale, tramite la creazione di un’apposita commissione della Siepm (presieduta dallo stesso Verbeke) che potesse sovrintendere ai lavori, i quali però, proprio sulla base della scelta del criterio geografico, dovettero poi essere demandati alle singole istituzioni accademiche nazionali (per la genesi del progetto, si veda Verbeke e Brams 1992, p. 9). 

[8] Il più recente bilancio dei lavori è stato proposto, nel 2002, da Jozef Brams, il quale aveva preso il posto di Verbeke alla guida della stessa commissione (cfr. Brams 2002).

[9] Il quale ha anche proposto una lista di testimoni di opere filosofiche di maestri viennesi tra il 1365 e il 1500 conservati in Europa (cfr. Markowski 2000).

[10] Tutti i testi sono elencati, in questo paragrafo, per ciascun paese, in ordine cronologico di pubblicazione, invece che secondo l’ordine alfabetico degli autori.

[11] Il testo include i testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele conservati nelle seguenti biblioteche: Bruges (Stadsbibliotheek e Grootseminarie), Bruxelles (Bibliothèque Royale), Liegi (Bibliothèque de l’Université de Liège e Bibliothèque du Grand Séminaire), Gent (Universiteitsbibliotheek), Namur (Musée de Croix), Abdij van Averbode, Lovanio (Abdij van ‘t Park, Archief).

[12] Il testo include i testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele conservati nelle seguenti biblioteche: Aix-en-Provence (Bibliothèque Méjanes), Amiens (Bibliothèque Municipale), Angers (Bibliothèque Municipale), Angoulême (Bibliothèque de la Ville), Arras (Bibliothèque Municipale), Auxerre (Bibliothèque Municipale), Avignone (Musée Calvet), Avranches (Bibliothèque Municipale), Bayeux (Bibliothèque du Chapitre), Besançon (Bibliothèque Municipale), Bordeaux (Bibliothèque Municipale), Boulogne-sur-Mer (Bibliothèque Municipale), Bourges (Bibliothèque Municipale), Cambrai (Bibliothèque Municipale), Carcassone (Bibliothèque Municipale), Carpentras (Bibliothèque Inguimbertine), Chantilly (Musée Condé), Charleville (Bibliothèque Municipale), Chartres (Bibliothèque Municipale), Clermont-Ferrand (Bibliothèque Municipale), Colmar (Bibliothèque Municipale), Digione (Bibliothèque Municipale), Douai (Bibliothèque Municipale), Épinal (Bibliothèque Municipale), Foix (Bibliothèque Municipale), Grenoble (Bibliothèque Municipale), Laon (Bibliothèque Municipale), Lille (Bibliothèque Municipale), Loches (Bibliothèque Municipale), Lunel (Bibliothèque Municipale) e Lione (Bibliothèque Municipale).

[13] Il testo include i testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele conservati nelle seguenti biblioteche: Marsiglia (Bibliothèque Municipale), Mende (Bibliothèque Publique), Metz (Bibliothèque Municipale), Montpellier (Bibliothèque Interuniversitaire), Moulins (Bibliothèque Municipale), Orléans (Bibliothèque Municipale), Perpignan (Bibliothèque Municipale), Poitiers (Bibliothèque Municipale), Pont-à-Mousson (Bibliothèque Municipale), Reims (Bibliothèque Municipale), Rodez (Bibliothèque Municipale), Rouen (Bibliothèque Municipale), Saint-Dié (Bibliothèque Municipale), Saint-Omer (Bibliothèque Municipale), Saint-Quentin (Bibliothèque Municipale), Salins (Bibliothèque Municipale), Sélestat (Bibliothèque Humaniste), Soissons (Bibliothèque Municipale), Strasburgo (Bibliothèque Municipale e Bibliothèque Nationale et Universitaire), Tarbes (Bibliothèque Municipale), Tolosa (Archives Départementales e Bibliothèque Municipale), Tours (Bibliothèque Municipale), Troyes (Bibliothèque Municipale), Valenciennes (Bibliothèque Municipale) e Vendôme (Bibliothèque Municipale).

[14] Il testo include i testimoni di commenti medievali latini ad Aristotele conservati nelle seguenti biblioteche: Cuijk en St. Agatha (Kruisherenklooster), Groningen (Universiteitsbibliotheek), ’s-Gravenhage (Koninklijke Bibliotheek e Rijksmuseum Meermanno-Westreenianum) e Utrecht (Universiteitsbibliotheek).

[15] Il testo include i testimoni di commenti medievali latini ad Aristotele conservati nelle seguenti biblioteche: Aberdeen (University Library), Aberystwyth (National Library of Wales), Ampleforth Abbey (Abbey Library), Armagh (Public Library), Bury St. Edmunds (Cathedral Library), Canterbury (Cathedral Library), Dublin (Trinity College Library), Durham (Cathedral Library), Edinburgo (University Library e Royal Observatory), Eton (College Library), Exeter (Cathedral Library), Glasgow (University Library), Hereford (Cathedral Library), Holkham Hall (Library of the Earl of Leicester), Leeds (Yorkshire Archaeological Society), Lincoln (Chapter Library), Liverpool (Cathedral Library, Merseyside County Museum e University Library), Maidstone (Kent County Archives Office), Malvern (Library of C. W. Dyson Perrins), Manchester (John Rylands Library), Ripon (Minster Library), St. Andrews (University Library), Salisbury (Cathedral Library), Worcester (Cathedral Library) e York (Minster Library). Come si può notare, nel catalogo risultano inclusi anche alcuni manoscritti irlandesi (della biblioteca del Trinity College di Dublino). Tuttavia, dato il numero estremamente esiguo dei manoscritti analizzati, oltre al fatto che essi rientrano in un contributo dedicato quasi esclusivamente alle biblioteche britanniche, non si è ritenuto opportuno darne notizia in una sezione dell’articolo appositamente dedicata all’Irlanda.

[16] Secondo le notizie fornite da Brams, lo stesso Korolec stava portando avanti, prima di essere sorpreso dalla morte nel 2000, un catalogo di manoscritti della Knihovna Metropolitní Kapituly di Praga, un lavoro già iniziato da Markowski con una prima pubblicazione, come indicato sopra, e portato avanti dallo stesso Markowski e da Ryszard Tatarzynski, mentre un repertorio aggiornato della Národní Knihovna, insieme ad alcuni altri repertori per altre biblioteche ceche, sarebbero in preparazione. Nessuno di tali lavori è, però, giunto finora a compimento.

[17] Resta tuttavia da segnalare anche un indice dei testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele a opera di commentatori di origine spagnola (XII-XV secolo) pubblicato da Heusch all’inizio degli anni Novanta (Heusch 1991).

[18] Il testo include i testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele conservati, per la precisione, nella sola Biblioteca Capitular y Colombina di Siviglia.

[19] Il testo include i testimoni di commenti latini medievali ad Aristotele conservati nelle seguenti biblioteche: Aarau (Aargauische Kantonsbibliothek), Basilea (Universitätsbibliothek), Berna (Burgerbibliothek), Beromünster (Stiftsbibliothek), Chur (Staatsarchiv Graubünden), Cologny-Ginevra (Bibliothèque Bodmerienne), Einsiedeln (Stiftsbibliothek), Engelberg (Stiftsbibliothek), Frauenfeld (Kantonsbibliothek), Fribourg (Bibliothèque Cantonale et Universitaire e Franziskanerkloster), Ginevra (Bibliothèque Publique et Universitaire), Langwiesen-Schaffhausen (Eisenbibliothek der Georg Fischer), Losanna (Bibliothèque Cantonale et Universitaire), Lugano (Biblioteca Cantonale e Libreria Patria), Lucerna (Zentralbibliothek), Porrentruy (Bibliothèque Cantonale Jurassienne), Sankt Gallen (Stiftsbibliothek e Kantonsbibliothek), Schaffhausen (Stadtbibliothek), Sion (Bibliothèque du Chapitre), Solothurn (Zentralbibliothek), Winterthur (Stadtbibliothek) e Zurigo (Zentralbibliothek). Per quanto riguarda l’Universitätsbibliothek di Basilea, il catalogo di Lohr si è potuto avvalere del precedente, parziale repertorio a opera di Pius Künzle (Künzle 1972).

[20] Tra i paesi non inclusi nella lista figurano, tra gli altri, quelli scandinavi, per i quali, sempre secondo le notizie fornite da Brams, un catalogo sarebbe in preparazione a cura di Sten Ebbesen. Anche in questo caso, però, nessuna pubblicazione è ancora giunta a compimento.

[21] Si noti in ogni caso che il copista del commento al De sensu sembra essere di origine tedesca, come suggeriscono sia la sua grafia che le abbreviazioni utilizzate (sono particolarmente grato a Mirella Ferrari per questa osservazione).

[22] Il colophon del commento, nel suo complesso, è il seguente: “Explete sunt quaestiones libri De sensu et sensato Deo gratias per reverendum magister de Parma. Scripte per me ipsum et cetera. Et incipiunt quaestiones libri De memoria (‘Parvorum librorum naturalium’ del. et ‘libri De memoria’ add. alia manus)”. Ringrazio molto Mirella Ferrari per aver controllato la mia lettura del colophon. Peraltro, la lettura ‘magister’ non è necessariamente sicura, mentre non è nemmeno certo se il sintagma ‘per me ipsum’ si riferisca al ‘magister’ o al copista stesso e, nel secondo caso, se l’’ipsum’ voglia dunque riferirsi al fatto che il copista sia lo stesso di un commento che doveva originariamente precedere il commento al De sensu. Il ‘magister de Parma’ in questione potrebbe forse essere Biagio Pelacani da Parma, a cui, come segnalato, è da ricondursi un’altra opera contenuta nello stesso codice, ovvero delle Quaestiones circa sphaeram Johannis de Sacrobosco (ff. 72r-99v). Tuttavia, l’attribuzione del commento a Biagio (di cui non esiste alcun testimone noto di un eventuale commento al De sensu) non possiede, allo stato attuale, ulteriori elementi a supporto. Si noti peraltro che il colophon presenta certamente un errore (‘Parvorum librorum naturalium’ invece di ‘libri De memoria’ per segnalare l’inizio del commento al De memoria et reminiscentia), probabilmente corretto in un momento successivo da una seconda mano, e dunque la sua affidabilità non può che essere messa in discussione.

[23] Cfr. Weijers (2001) pp. 151-152. Weijers include anche (ma riconoscendone i dubbi di attribuzione) tra i testimoni di tale Expositio il ms. Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashburnham 1348, ff. 115r-121v, giustamente escluso invece da Lohr, il quale menziona solo i due manoscritti citati nel testo come testimoni dell’Expositio di Buridano. Weijers sembra, peraltro, catalogare il commento del manoscritto Rossiano come testimone dell’Expositio di Buridano sulla base dell’autorità di Michael (1985), in particolare p. 736.

[24] Almeno tutti i seguenti:

- Amiens, Bibliothèque Municipale, 402 (XV secolo), ff. 271-284.

- Basel, Universitätsbibliothek, F.V.10 (circa AD 1343), ff. 161r-179v.

- Berlin, Staatsbibliothek-Preußischer Kulturbesitz, Lat. Fol. 566 (AD 1382), ff. 66r-88r.

- Bernkastel-Kues, St. Nikolaus Stift, 187 (Marx) (XV secolo), ff. 1r-32v.

- Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 11575 (XIV-XV secolo), ff. 92r-109r.

- Erfurt, Universitätsbibliothek, Dep. Erf. CA 2° 298 (AD 1352), ff. 137r-144r.

- Erfurt, Universitätsbibliothek, Dep. Erf. CA 2° 357 (XIV secolo), ff. 131r-148v.

- Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, Ashburnham 1348 (XV secolo), ff. 19v-38v.

- Klagenfurt, Bischöfliche Bibliothek, XXXI.b.5 (XIV-XV secolo), ff. 125r-143v.

- Kraków, Biblioteka Jagellońska, 704 (XIV secolo), f. 69r (qq. 2-6 abbreviate), Puncta secundum Iohannem Buridanum in De sensu.

- Kraków, Biblioteka Jagellońska, 737 (XIV secolo), ff. 46r-82v.

- Liège, Bibliothèque de l’Université, 346C (469) (XIV-XV secolo), ff. 190r-201r.

- Milano, Biblioteca Ambrosiana, G.71.sup. (AD 1359), ff. 64r-78r.

- München, Bayerische Staatsbibliothek, Clm. 18248 (XV secolo), ff. 220-256, Quaestiones Parvorum naturalium Byridani.

- München, Bayerische Staatsbibliothek, Clm. 19551 (AD 1383), ff. 126r-129r.

- Praha, Knihovna Pražské Metropolitní Kapituly, 1272 (L. XXIX) (AD 1376), ff. 85r-101v.

- Sankt Gallen, Stiftsbibliothek, 775 (AD 1374), ff. 121-253.

- Wien, Österreichische Nationalbibliothek, 5454 (XV secolo), ff. 60r-73r.

Per quanto riguarda i testimoni del commento preservati alla Biblioteka Jagellońska si veda Zwiercan (1966). Per quanto riguarda, invece, i testimoni del commento preservati a Monaco di Baviera, si veda Markowski (1981), in particolare pp. 89-94. Per quanto riguarda, infine, il testimone del commento preservato alla Knihovna Pražské Metropolitní Kapituly si veda Palacz (1970). Più in generale, si veda anche Michael (1985) pp. 737-744.

[25] Iohannes Buridanus (1516), Pars II, ff. XXVIIIv-XLv (d’ora in avanti indicato come ‘ed. Lockert’). L’edizione contiene l’insieme delle Quaestiones sui Parva naturalia di Buridano, nonché un insieme scelto di altre Quaestiones sui libri naturales di maestri parigini del XIV secolo. Un’edizione critica delle Quaestiones buridaniane sul De sensu (e, più in generale, su tutti i libri dei Parva naturalia commentati per modum quaestionis da Buridano) è stata portata a termine (sebbene sia rimasta inedita) nel 2015 da parte di Maciej Stanek come tesi di dottorato (Stanek 2015). Purtroppo, non mi è stato possibile consultare il testo.

[26] Cfr. Cao et al. (1992) pp. 274-277. Si veda anche Petrucci (1977), specialmente pp. 194-195. Petrucci non formula, per la verità, alcuna ipotesi in merito all’attribuzione del commento (coerentemente con la natura, appunto, “sommaria” del catalogo, per cui per esempio anche il successivo commento al De memoria, sicuramente buridaniano, è lasciato privo di ogni indicazione in merito all’attribuzione). Egli si limita a notare il riferimento al già menzionato ‘magister de Parma’.

[27] Mentre l’attribuzione al ‘magister de Parma’ viene considerata un’attribuzione (spuria) del commento a Biagio Pelacani da Parma, al cui nome, come detto, è legato almeno un altro testo conservato nel manoscritto.

[28] L’explicit del commento contenuto nel ms. 36.F.6, ai ff. 132rb-132va, è il seguente: “Ad aliam dicitur |f. 132va| concedendo, et dicitur quod talis multiplicatio spiritualis vel etiam materialis potest agere in ipsum cerebrum per aliquem modum predictorum, ymmo quilibet modus per se potest sufficere; et sic est finis istius questionis et omnium aliarum libri De sensu et sensato. Deus sit benedictus in secula <secu>lorum. Amen”.

[29] Per la precisione, Michael (1985) pp. 737-744, distingue due redazioni delle Quaestiones, sebbene egli non fornisca dettagli sufficienti per vagliare l’attendibilità di una tale ipotesi, menzionata (ma non approfondita) da Weijers (2001) p. 153, e del tutto ignorata sia da Lohr (2013) pp. 260-261 che da Ebbesen, Thomsen Thörnqvist e Décaix (2015) pp. 82-84. Lohr, d’altronde, nota che alcuni testimoni delle Quaestiones buridaniane presentano un incipit lievemente diverso da quello dell’edizione Lockert, ovvero ‘Utrum praeter determinationem libri De anima et librorum De animalibus et plantis opus est aliquam determinationem de operationibus et passionibus animatorum’. Anche Weijers segnala la presenza, in alcuni testimoni delle Quaestiones buridaniane, di un secondo incipit, in questo caso maggiormente distinto da quello dell’edizione Lockert: ‘Utrum de operationibus et passionibus animalium et plantarum debeat esse scientia naturalis’. Come si vede, d’altronde, nessuno degli incipit citati si avvicina, neppure lontanamente, a quello del commento del ms. 36.F.6.

[30] Le quaestiones discusse in entrambi i testi (sebbene con contenuti non sovrapponibili) sono evidenziate in sottolineato.

[31] Nel trascrivere il testo dell’edizione Lockert, la punteggiatura è stata normalizzata e le abbreviazioni sciolte. I nomi propri di persona e di luogo sono stati indicati con la maiuscola, e così anche la prima parola dei titoli di opere, i quali sono anche stati posti in corsivo. Le integrazioni proposte sono state incluse tra parentesi uncinate (‘<>’), mentre i termini che si ritiene debbano essere espunti sono stati inclusi tra parentesi quadre (‘[]’).

[32] Si noti che le “rubriche” del codice non sono a rubrica, bensì incorporate nel testo. Nel trascrivere il testo del ms. 36.F.6, la punteggiatura è stata normalizzata e le abbreviazioni sciolte. L’ortografia è stata rispettata integralmente, ma le particolarità ortografiche, come per esempio ‘fulgur’ invece di ‘fulgor’, ‘olofaciunt’ invece di ‘olfaciunt’, ‘sytuatur’ invece di ‘situatur’, sono state segnalate con un ‘sic!’ tra parentesi tonde. I nomi propri di persona e di luogo sono stati indicati con la maiuscola, e così anche la prima parola dei titoli di opere, i quali sono anche stati posti in corsivo. I numeri, gli aggettivi e i pronomi numerali sono stati invariabilmente trascritti in lettere. Le integrazioni proposte sono state incluse tra parentesi uncinate (‘<>’), mentre i termini che si ritiene debbano essere espunti sono stati inclusi tra parentesi quadre (‘[]’). Le lacune che si è ritenuto di poter riscontrare nel testo sono state segnalate con tre asterischi inclusi tra parentesi uncinate (‘<***>’). Gli emendamenti proposti sono stati segnalati in nota, così come anche i passi in cui il testo presenta delle cancellature. Le letture incerte sono state segnalate tramite un punto di domanda incluso tra parentesi tonde. L’elevato numero di emendamenti e di integrazioni proposti al testo, spesso ponderati sulla base di un confronto con i passi corrispondenti dell’ed. Lockert, è stato reso necessario dal fatto che il copista mostri di non essere familiare con le tematiche trattate. Ciò potrebbe essere indice del fatto che egli non copiò il testo per uso personale. Sono particolarmente grato a Mirella Ferrari per questa osservazione.

[33] Si noti che, nel caso di un testo, come le Quaestiones sul De sensu di Buridano, i cui testimoni manoscritti sono numerosi, come già segnalato, la comparazione dei titoli delle quaestiones (e del relativo contenuto) dell’edizione Lockert con quelle del commento del manoscritto Rossiano resta un’operazione caratterizzata da un certo grado di aleatorietà. In primo luogo, infatti, come già ricordato (cfr. supra, nota 30), Michael (1985) pp. 737-744, distingue due redazioni delle Quaestiones. In secondo luogo, d’altronde, anche nel caso di testimoni per cui non si può certamente parlare di una seconda redazione delle Quaestiones, l’elenco delle quaestiones discusse non coincide sempre completamente con quello dell’edizione Lockert. Ad esempio, il ms. Milano, Biblioteca Ambrosiana, G.71.sup, ff. 64r-78r, contiene certamente delle quaestiones ulteriori rispetto a quelle dell’edizione Lockert (mentre ne omette altre), alcune delle quali corrispondono, nel titolo, ad alcune quaestiones del commento del manoscritto Rossiano. In particolare, la prima quaestio dell’edizione Lockert è sostituita, nel manoscritto Ambrosiano, dalle due seguenti quaestiones: q. 1, ‘Utrum de operationibus sive de passionibus communibus anime et corpori debeat esse scientia distincta istius libri a scientia libri De animalibus et plantis […]’ (f. 64ra); q. 2, ‘Utrum ad istos Parvos libros naturales pertineat determinare de sensu et sensato’ (f. 64rb). Inoltre, la q. 4 dell’edizione Lockert è sostituita, nel manoscritto Ambrosiano, dalla q. 5, ‘Utrum oculus possit videre fulgorem suum existentem in ipso’ (f. 65rb), seguita da due quaestiones assenti dall’edizione Lockert: q. 6, ‘Utrum visio fiat extra-mictendo ab oculo vel intus-suscipiendo’ (f. 65vb), e q. 7, ‘Utrum species aparens (sic!) in medio sit visio ipsa’ (f. 66rb). Ancora, tra la q. 13 e la q. 14 dell’edizione Lockert il manoscritto Ambrosiano aggiunge la seguente quaestio: q. 15, ‘Utrum medii colores determinantur ab invicem ab extremis contrariis secundum speciem’ (f. 70vb). Inoltre, tra la q. 17 e la q. 18 dell’edizione Lockert il manoscritto Ambrosiano aggiunge la quaestio ‘Utrum ignis agat in quantum calidus et siccus vel in quantum ignis’ (q. 20, f. 73vb), e la quaestio ‘Utrum homo habeat peiorem olfactum ceteris animalibus’ (q. 21, f. 74rb). Ancora, tra la q. 18 e la q. 19 dell’edizione Lockert il manoscritto Ambrosiano aggiunge la quaestio ‘Utrum diffinitio odoris sit bona in qua dicitur “odor est natura enchimi sicci in humido”’ (q. 23, f. 75rb). Infine, al posto delle ultime due quaestiones dell’edizione Lockert il manoscritto Ambrosiano riporta le tre seguenti quaestiones: q. 25, ‘Utrum lumen multiplicetur per medium in instante’ (f. 76ra), q. 26, ‘Utrum contingat simul alterari totius et non dimidio (?) tempore’ (f. 77ra), e q. 27, ‘Utrum contingat plura simul sentiri’ (f. 77rb). Omesse completamente (e non sostituite) sono invece la q. 9 e la q. 10 dell’edizione Lockert. Tra le quaestiones aggiunte dal manoscritto Ambrosiano, due figurano anche nel commento del manoscritto Rossiano, ovvero la q. 6, ‘Utrum visio fiat extra-mictendo ab oculo vel intus-suscipiendo’, sostanzialmente corrispondente alla q. 9 del commento del manoscritto Rossiano, e la q. 21, ‘Utrum homo habeat peiorem olfactum ceteris animalibus’, corrispondente alla q. 24 del commento del manoscritto Rossiano. Solo un esame approfondito di tutti i testimoni noti delle Quaestiones buridaniane potrà dunque consentire un confronto “definitivo” col commento del manoscritto Rossiano. La natura preliminare delle considerazioni di questa Appendice va dunque intesa come riferita non solo al commento del manoscritto Rossiano, bensì anche alle Quaestiones buridaniane dell’edizione Lockert.

[34] omnibus] seq. del. insunt, ms.

[35] ymago] corr. ex ymaginacio.

[36] est] et, ms.

[37] terminato] terminata, ms.

[38] Nel presentare la successione dei passi si rispetta l’ordine in cui essi appaiono nella quaestio del commento contenuto nel manoscritto Rossiano.

[39] corporis] corpus, ms.

[40] vel] etiam, ms.

[41] nimis] vermis (?), ms.

[42] attractionem] actionem, ms.

[43] dimisit] dinisit (?), ms.

[44] Cfr. Averroes, Commentarium Magnum in Aristotelis ‘De anima’ libros, Lib. II, text. 97 (cfr. Averroes, ed. Crawford 1956, p. 277, 39-43.

[45] Per la verità, questa affermazione si trova esplicitamente solo in Aristoteles, De anima, III 1.425a3-5. Tuttavia, in De anima, II 9.421b9-10, viene affermato che il mezzo della percezione olfattiva è costituito sia dall’aria che dall’acqua.

[46] Cfr. Averroes, Commentarium Magnum in Aristotelis ‘De anima’ libros, Lib. II, text. 98 (cfr. Averroes, ed. Crawford 1956, p. 279, 12-28).

[47] In realtà l’esempio degli avvoltoi non è citato nel testo aristotelico, il quale si riferisce genericamente ad animali che sono in grado di percepire gli odori da grandi distanze (cfr. Aristoteles, De Anima, II 9.421b11-13); il riferimento è qui probabilmente al Commentarium Magnum di Averroè (loc. cit., cfr. supra, nota 45).

[48] Cfr. supra, nota 46. Per quanto riguarda Averroè, l’affermazione è discussa solamente in Averroes, Commentarium Magnum in Aristotelis ‘De anima’ libros, Lib. II, text. 130 (cfr. Averroes, ed. Crawford 1956, p. 328, 14-15), ma si veda Averroes, Commentarium Magnum in Aristotelis ‘De anima’ libros, Lib. II, text. 97 (cfr. Averroes, ed. Crawford 1956, p. 276, 10-11), per la discussione dell’affermazione secondo cui il mezzo della percezione olfattiva è costituito sia dall’aria che dall’acqua.

[49] Cfr. Averroes, Commentarium Magnum in Aristotelis ‘De anima’ libros (loc. cit.) (cfr. supra, nota 47).

[50] animalibus] animalia, ms.

[51] Cfr. Averroes, Commentarium Magnum in Aristotelis ‘De anima’ libros, Lib. II, text. 97 (cfr. Averroes, ed. Crawford 1956, p. 276, 9-21).

[52] Il riferimento è presumibilmente a Lib. I, tr. II, cap. 15 del commento al De sensu (cfr. Albertus Magnus, ed. Donati 2017, p. 53, 38-p. 54, 4: “‘Odoratus’ enim, sicut diximus prius, ‘est virtute’ calidus siccus, qualis est postea cum olfacit secundum actum. Et inde ulterius est manifestum quod organum ‘odoratus proprie’ situm ‘est’ in ‘loco’ propinquo ‘cerebro’. ‘Est enim’ odoratus ‘virtute’ quidem ‘calidus’ et materialiter et complexionaliter ‘frigidus’. Et ideo, sicut natura ordinavit refrigerans ingredi ad cor et ad pectus ad mitigationem caloris, ita ordinavit quod actu calidum ingressum habeat ad frigidissimum ad mitigationem frigiditatis”).

[53] sint] sunt, ms.

[54] Cfr. Aristoteles, De sensu et sensato, 5.443a6-8.

[55] Cfr. Aristoteles, De sensu et sensato, 5.442b27-29.

[56] Cfr. supra, nota 55.

[57] olfactus] olfactum, ms.

[58] ad] et, ms.

[59] debeat] debet, ms.

[60] Cfr. supra, nota 56.

[61] contemperantes] contemperatus, ms.

[62] sua siccitate] suam siccitatem, ms.

[63] humiditatem] frigiditatem, ms.

[64] caliditate] caliditatem, ms.

[65] frigiditatem] humiditatem, ms.

[66] habens] seq. del. ah (?), ms.

[67] temperationem] temperatum, ms.

[68] possumus] possunt, ms.

[69] et] etiam, ms.

[70] odorum] odorem, ms.

[71] Ciò avviene nel contesto dell’undicesima quaestio del commento, ‘Utrum fulgur (sic!) apparens in oculo sit in ipso’, relativamente alla discussione in merito alla possibilità che la luminosità degli occhi di alcuni animali possa dipendere dal fatto che essi siano in grado di emettere luce, e in particolare rispetto al fatto che dei corpi possano essere del tutto privi di luce (cfr. ms. 36.F.6, f. 116rb: “Sed ad hoc potest responderi quod nulla corpora sunt totaliter luce privata ut dicit Albertus et (etiam, ms.) aliqui alii perspectivi”).

[72] Si noti che questo non significa che la filosofia naturale di Buridano nel suo complesso non mostri un significativo interesse per i problemi di perspectiva e di medicina. Per quanto riguarda, in particolare, il ruolo della medicina nella filosofia naturale di Buridano si veda Beneduce (2017).

[73] Cfr. supra, pp. 15-17.

[74] sentiunt] faciunt, ms.

[75] minus] ninis (?), ms.

[76] minus] nimis, ms.

[77] minus] nimis, ms.

[78] dispersa] diversa, ms.

[79] Ms. 36.F.6, f. 120va. Una serie di dubia simili può essere rinvenuta nelle Quaestiones sul De sensu attirbuite a Nicola Oresme e ad Alberto di Sassonia, edite da Jole Agrimi, e in particolare nella sedicesima quaestio, ‘Utrum odor temperet frigiditatem cerebri’ (cfr. Nicolaus Oresme sive Albertus de Saxonia, ed. Agrimi 1983, pp. 194-197): “Quantum ad tertium primum dubium est: quare fetida dum comeduntur non apparent fetere? [...] Secundum: quare quidam sudores pre aliis sunt multum fetidi? [...] Tertium dubium: quare fetida calefacta magis fetent quam si fuerint infrigidata? [...] Quartum: quare comedentes alleum habent urinam magis fetidam? [...] Quintum: quare os vel anhelitus ieiunantium magis fetet, quam si prius comedissent? [...] Sextum dubium est: quare locus circa acellas et universaliter omnis locus multum tectus, circa quem accidit partium confricatio sicud circa pectinem, magis fetet? [...] Septimum dubium est: quare homines incurvati sicud strumosi vel gibbosi ut in pluribus habent anhelitum fetidum?”. Lo stesso commento, nell’ambito della settima quaestio, ‘Utrum organum odoratus sit de natura ignis’, presenta un altro elenco di dubia parzialmente simile a quello del commento del manoscritto Rossiano citato nel corpo del testo: “Ex predictis solvuntur quedam dubia. Primum est: quare homo furtive seu secrete accedens mulierem causa coytus, canes ipsum videndo magis latrant? [...] Secundum est: utrum olfactus potest fetida sentire a remotis? [...] Tertium dubium: quare in hyeme minus odoramus quam in estate? [...] Quartum est: que est causa quod urina quanto diutius retinetur in corpore magis fetet? E converso contingit de stercore: stercus autem e converso quanto minus diu retinetur in corpore tanto magis fetet et urina minus” (cfr. ibid., pp. 119-120). In entrambi i casi, il commento in oggetto si distingue da quello del manoscritto Rossiano per l’appello estremamente frequente, nella soluzione dei dubia, all’auctoritas dei Problemata pseudo-aristotelici (nonché, almeno in un caso, a Galeno), non utilizzati, invece, nel commento del manoscritto Rossiano.

[80] Ms. 36.F.6, f. 132ra.

[81] Cfr. Averroes, Compendia librorum Aristotelis qui ‘Parva Naturalia’ vocantur (cfr. Averroes, ed. Shields e Blumberg 1949, p. 15, 37-p. 18, 11).

[82] Cfr. Albertus Magnus, De sensu et sensato, Lib. I, tr. II, cap. 1. (cfr. Albertus Magnus, ed. Donati 2017, p. 58, 51-70).

[83] Locus non inventus.

[84] terminato] terminata, ms.

[85] Cfr. Aristoteles, De sensu et sensato, 3.439b11-12.

[86] Cfr. Witelo, Perspectiva, Lib. III, Propositio I (Alhazen 39, n. 1) (cfr. Witelo, ed. Unguru 1991, p. 292, 5-8).

[87] Cfr. Albertus Magnus, Meteora, Lib. III, tr. IV, cap. 12 (cfr. Albertus Magnus, ed. Hossfeld 2003, p. 187, 20-38).

[88] Cfr. Albertus Magnus, De sensu et sensato, Lib. I, tr. II, cap. 1 (loc. cit., cfr. supra, nota 83).

[89] Locus non inventus.

[90] Quintam] Quartam, ms.

[91] Cfr. Averroes, Compendia librorum Aristotelis qui ‘Parva naturalia’ vocantur, loc. cit. (cfr. supra, nota 82).

[92] Per un’introduzione al dibattito medievale in merito, con una particolare attenzione per il XIII secolo, si veda almeno Bassiano Rossi (2015). 

[93] Cfr. Avicenna, Liber de anima seu Sextus de naturalibus (cfr. Avicenna, ed. van Riet 1972, p. 148, 55-p. 152, 3).

[94] Cfr. Averroes, Commentarium Magnum in Aristotelis ‘De anima’ libros, Lib. II, text. 97 (cfr. Averroes, ed. Crawford 1956, p. 276, 24-p. 278, 77).

[95] Ed. Lockert, f. XXXVIIIva.

[96] Cfr., per esempio, l’explicit del commento citato supra, nota 29.

[97] Aristoteles, De sensu et sensato, 5.445a4-8.

[98] ista] istam, ms.

[99] Avicenna, Liber de anima seu Sextus de naturalibus (loc. cit., cfr. supra, nota 94).

[100] Ms. 36.F.6, ff. 132rb-132va.

[101] Cfr. ms. 36.F.6, f. 119rb: “Quarto quia organum debet <esse> dissimile ipsi sensibili, modo sensibile olfactus est calidum et siccum, quia odor [qui] est fumalis evaporatio a corpore odor<ab>ili, et pluries dictum est quod sensus debet esse talis in potentia quale est sensibile in actu, et cum sensibile sit actu calidum et siccum sequitur quod si sensus erit talis in potentia organum ipsius erit <actu> frigidum et humidum, et per consequens organum olfactus non erit de natura ignis”. Significativamente, nell’edizione Lockert un argomento analogo è presente, ma formulato in modo tale da non dover presupporre l’identificazione tra odor e fumalis evaporatio (cfr. ed. Lockert, f. XXXIva: “Item, odor qui est obiectum olfactus est calidus et siccus, ut vult Aristoteles; obiectum autem sensus debet esse denudatum a natura obiecti, ut possit melius omnes species eius recipere, ergo organum olfactus debet esse denudatum a caliditate et siccitate, et per consequens non debet esse de igne”).

[102] A questo proposito, in effetti, utili elementi di valutazione in merito all’origine del commento potrebbero essere ricavati da un confronto con le Quaestiones sul De sensu attribuite a Nicola Oresme e ad Alberto di Sassonia, ed edite da Jole Agrimi (cfr. Nicolaus Oresme sive Albertus de Saxonia, ed. Agrimi 1983) e con i testimoni manoscritti delle Quaestiones sul De sensu attribuite a Marsilio di Inghen. Mentre non mi è stato possibile, fino ad ora, intraprendere la comparazione tra il commento del manoscritto Rossiano e il commento di Marsilio di Inghen, si è già segnalato sopra (cfr. supra, nota 80) che almeno uno degli aspetti che distingue il commento del manoscritto Rossiano dalle Quaestiones buridaniane, ovvero l’inserzione nel testo del commento di dubia di natura medica, avvicina invece tale commento proprio a quello attribuito a Nicola Oresme e ad Alberto di Sassonia. Inoltre, a un primo esame (che potrà essere approfondito solo in altra sede), mi è stato possibile riscontrare una significativa corrispondenza testuale tra il commento del manoscritto Rossiano e quello attribuito a Oresme e ad Alberto in merito al problema della causa della diversità delle lingue e della possibilità, per i sordi dalla nascita, di parlare una lingua e, infine, rispetto alle cause della sordità (un tema, nuovamente, di interesse più direttamente medico), un insieme di problemi trattati nella q. 4. del commento del manoscritto Rossiano, ‘Utrum omnis surdus sit mutus’ e nella q. 3 del commento attribuito a Oresme e ad Alberto, ‘Utrum sensus auditus magis confert ad scientiam quam sensus visus vel aliquis aliorum sensuum’. Significativamente, una tale costellazione problematica (salvo per quanto riguarda le cause della sordità) non viene trattata con frequenza nei commenti al De sensu del XIII e del XIV secolo (per una prima introduzione al tema – senza però alcun riferimento al commento del ms. 36.F.6, né, d’altronde, al commento attribuito a Oresme e ad Alberto – si vedano almeno Ebbesen (2017a) ed Ebbesen (2017b), il quale, tra l’altro, include una trascrizione basata su due testimoni manoscritti anche delle Quaestiones sul De sensu attribuite a Marsilio di Inghen, dalla quale è possibile ricostruire che il testo in merito è ben più ridotto e privo di corrispondenze sia con il testo del ms. 36.F.6 che con quello del commento attribuito a Oresme e ad Alberto; cfr. ibid., pp. 189-192; un altro contributo sul tema è in preparazione a cura di Aurélien Robert), ed essa è del tutto assente dalle Quaestiones di Buridano così come tradite dall’edizione Lockert. L’impressione che sembra dunque possibile ricavare da queste succinte considerazioni è che il commento del manoscritto Rossiano tenda a integrare, in modo non sempre omogeneo, spunti provenienti dalle Quaestiones di Buridano a spunti dell’ambiente intellettuale “buridaniano” nel suo complesso, senza per questo rinunciare a inserzioni creative e a posizioni “eterodosse”. Per quanto concerne l’evolversi del rapporto tra filosofia naturale e medicina da Buridano a Nicola Oresme e ad Alberto di Sassonia, si veda almeno Agrimi (1991).

[103] * Ringrazio sentitamente Silvia Fazzo, Mirella Ferrari, Pietro Bassiano Rossi e due anonimi revisori per le correzioni, le osservazioni e i suggerimenti che mi hanno generosamente fornito in merito a versioni precedenti del presente articolo, e che hanno grandemente migliorato il testo. Ovviamente, tutti gli errori, le imprecisioni e le omissioni rimanenti sono esclusivamente di mia responsabilità.